Venerdì, 18 Mag 2012
Tu sei in: Home

Acquista online

Numeri arretrati

Formazione



Pensieri di Donoso Cortès PDF Stampa E-mail
Martedì 31 Gennaio 2012 15:29

-  Sulla ricerca della verità -
La civiltà cattolica, dice Donoso, insegna che la natura dell'uomo è inferma e
caduca, quindi lo umano intendimento non può scoprire la verità se questa non gli
viene rivelata. La civiltà filosofica insegna invece l'inverso, l'uomo è
essenzialmente buono per natura, il suo intendimento può vedere la verità, scoprirla
o inventarla. Essendo poi sana la sua volontà, cerca ed opera il bene naturalmente.
La soluzione di ogni problema sociale sta nella eliminazione di ogni vincolo che
impedisca all'uomo la libera estrinsecazione delle sue potenzialità, l'umanità sarà
perfetta quando negherà Dio che è la sua catena soprannaturale; quando negherà il
governo che è la sua catena politica; quando negherà la proprietà nel sociale e la
famiglia, vincolo domestico.
 
-         Sull’azione politica -
Lettera di Donoso Cortés a Monsignor  Gaume, vicario generale della diocesi di
Montauban: "Mai ebbi fede né fiducia nell'azione politica dei buoni cattolici. Tutti
i loro sforzi diretti a riformare la società per mezzo di assemblee e di governi
saranno perpetuamente inutili (…). Sarebbe invece necessario invertire il
procedimento, cominciando a riformare la società, e poi, valendosi della società già
riformata, riformare le sue istituzioni…..Signori, la vera causa del male grave e
profondo che corrode l'Europa è che è veduta meno la idea dell'autorità divina e
umana … mi si potrà chiedere: cosa hanno a che vedere le questioni politiche con le
questioni religiose?".
 
-         Sui fondamenti ideali dell’azione politica -
La spiegazione è questa: la civiltà ha due fasi, dice Donoso, quella cattolica e
affermativa, perché riposa su affermazioni, e quella rivoluzionaria e negativa,
fondata sulle negazioni. Le affermazioni della prima sono le seguenti: esiste un
Dio; questo Dio governa, le cose divine e umane. Le affermazioni corrispondenti
nell'ordine politico, sono: esiste un re; il re regna e governa  i suoi sudditi. La
prima negazione è quella deista: Dio esiste, regna, ma non si occupa delle cose
umane; corrispondentemente il re esiste, regna, ma non governa. La seconda negazione
è quella panteista: Dio esiste, ma non è persona, quindi non regna né governa; Dio è
tutto ciò che vive, che si muove. Dio è l'umanità. Sul piano politico questa
negazione si traduce nella repubblica rivoluzionaria, dove il suffragio universale è
il mezzo di espressione dell'umanità divinizzata. Viene infine l'ateismo che dice:
Dio non esiste, quindi il governo non ha senso.
 
-         Cattolicesimo e socialismo –
"II socialismo deve la sua esistenza a un problema insolubile, umanamente parlando.
Egli si affatica di sapere qual sia il mezzo di regolare nella società la
distribuzione più equa delle ricchezze; è questo il problema che nessun sistema
d'economia politica ha risolto. Il sistema degli economisti politici  va a terminare
col monopolio per mezzo di restrizioni; il sistema degli economisti liberali va a
riuscire al monopolio stesso per la via della libertà, e della libera concorrenza,
che produce fatalmente e inevitabilmente questo monopolio. In fine anche il sistema
dei comunisti termina col monopolio mediante la confisca universale e col mettere
tutta la ricchezza pubblica nelle mani dello Stato. Questo problema intanto è stato
risolto dal Cattolicismo".  Come ha risolto il problema il Cattolicesimo? "al
contrario delle rivoluzioni, che cominciano con lo scrivere le tavole dei diritti,
ha scritto per tutti il codice dei doveri". Colle istituzioni
caritative che ha disseminato nel mondo, diffondendo tra i ricchi lo spirito di
carità, infondendo il suo spirito nelle corporazioni di arti e mestieri,
raccomandando il giusto prezzo e combattendo l'avidità, lo sfruttamento e l'usura.
"Nella grande classe dei bisognosi vi ha una zona superiore, una zona media, una
zona infima (…). L'aristocrazia della miseria è composta di agricoltori, la classe
media di artigiani, la plebe di mendicanti. Ebbene, la Chiesa (…) agli agricoltori
ha dato terre e li ha fatti proprietari, per gli artigiani ha ricoperta la Europa
di monumenti, per i mendicanti ha avuto pane, e non ha lasciato persona morire di
fame. (…) Coloro che erano agricoltori tenevano le terre per un fitto minimo, ed
erano in realtà proprietari (…). E’ venuta la rivoluzione ed ha rovesciato ogni
cosa. Spogliata la Chiesa, il fitto della terra aumenta; (…) così il moto ascensivo
impresso dal Cattolicismo alle classi povere fu cambiato
dalla rivoluzione in una direzione contraria in un moto d'abbassamento. Gli
agricoltori aggravati dall'enorme fitto che sono costretti a pagare discendono
dalla classe media negli operai; gli operai a loro volta risospinti dalla numerosa
concorrenza  degli agricoltori che vengono ad aggiungersi ad essi vanno
incessantemente ad ingrossare la plebe dei mendicanti, i mendicanti da ultimo
finiscono i loro giorni nella miseria e nella fame".
 
-         Sull’ obbedienza -
Da un'obbedienza forzata resa al tiranno, l'uomo è passato ad un'obbedienza
accettata, resa al sovrano legittimo, perché la Chiesa ha insegnato che l'autorità
legittima viene da Dio; se così non fosse, perché mai l’uomo dovrebbe obbedire ad un
altro uomo? L'ordine cattolico è stato conservato grazie all'intransigenza
dottrinale della Chiesa, che così ha tenuto a bada le forze del caos.
 
-         Cattolicesimo e liberalismo -
Il punto di divergenza tra il Cattolicesimo e tutte le altre dottrine è il Peccato
Originale. Soltanto ammettendone l'esistenza trova un senso il concetto di libero
arbitrio: l'uomo è imperfetto, quindi può fare il male, o meglio, può scegliere tra
bene e male. Ammettere con Lutero che l'uomo è completamente corrotto equivale a
dire che non è libero, perché la possibilità di fare il bene gli è preclusa; si
rende quindi necessario il dispotismo.  Ammettendo con Rousseau che l'uomo è buono
per natura si è costretti parimenti a negare la sua libertà, dando per altro ragione
ai socialisti, i quali affermano che il male risiede nella società. Da qui deriva la
necessità delle rivoluzioni, affrancatrici dell'uomo da ogni vincolo sociale teso a
limitarne il libero sviluppo delle potenzialità. Il liberalismo, posto tra
affermazioni cattoliche e negazioni socialiste, è costretto ad ogni sorta di
equilibrismi per sopravvivere. L’arma maggiore del
liberalismo è la discussione. Ebbene, la discussione è assurda. Perché? Perché se
si ammette che l'umano intendimento è fallibile, ogni discussione conduce
all'errore. Se si ammette invece che esso è infallibile, ne deriva necessariamente
che la verità risiede in tutti gli uomini; la discussione quindi non ha senso. In
realtà lo spirito di transazione e compromesso, tipico del liberalismo, è solo un
mezzo per difendere acquisiti interessi di classe.
 
-         Il dolore e il piacere -
Il dogma della “immacolata concezione dell'uomo” rifiuta l'accettazione della realtà
dolorosa in cui si vive. L'uomo, "per poco che rifletta, sente che passato, presente
e futuro sono tutto, ma che il tutto è nulla: il passato è passato, il presente sta
passando, il futuro non è". Si viene a negare così la possibilità del riscatto della
natura umana attraverso il dolore. "Il violento nella sofferenza si sente più
incline alla compassione, l'altero si sente più umile, il dissoluto più casto, il
feroce più buono, il debole più forte. Dalla fucina del dolore tutti escono
migliori, spesso con virtù altissime mai sospettate: gli empi possono  uscirne
religiosi, gli avari generosi, chi non ha mai pianto impara il segreto delle
lacrime, chi è insensibile diventa misericordioso". La via del piacere è invece in
discesa: "L’eroismo diventa viltà; l'abitudine a cedere fa perdere lo stesso ricordo
dello sforzo, e la frequenza delle cadute
finisce col cancellare la facoltà di risollevarsi. Il piacere fa perdere la
vitalità e l'energia alle potenze dell'anima, e l'agilità e la forza ai muscoli del
corpo".
L'accettazione volontaria del dolore trasforma l'uomo in eroe, l'eroe in santo.
Negando infine il dolore come mezzo di espiazione, si deve negare ogni struttura
penale repressiva, detentiva o corporale e la pena di morte a maggior ragione;
così, per essere conseguenti, si deve negare ogni valore al Sacrificio della Croce.
Supposta la negazione del Peccato Originale, si viene a negare l'infermità della
volontà umana, il mondo inteso come valle di lacrime, la necessità del dolore
liberamente accettato come mezzo di santificazione, che l'uomo abbia bisogno di
santificarsi. Si afferma così che la vita non è valle di lacrime ma può essere
radicalmente trasformata dall'uomo, che l'uomo può assurgere alle più alte
perfezioni munito del dogma del progresso indefinito, che quel che la ragione non
coglie non esiste, che è peccato quel che la ragione dice essere peccato, che la
volontà e le passioni sono buone, che si deve ricercare solo il piacere perché il
tempo è posseduto dall'uomo per essere goduto. Se l'uomo non è caduto la Redenzione
è stata inutile, anzi, non c'è mai stata, né ha senso l'azione santificante dello
Spirito, negato il Padre, negato il Figlio, negato lo Spirito Santo, il
Cattolicesimo diventa un'assurdità, laddove per il cattolico il
soprannaturale è l'atmosfera del naturale, "vale a dire, ciò che, senza farsi
sentire, circonda e a un tempo stesso sorregge il peccatore”.

-         Sulla decomposizione del cattolicesimo -
Negata la base del Cattolicesimo, la stessa Chiesa diventa un'associazione
filantropica, più ingombrante che utile. "I progressi della verità dipendono dai
progressi della ragione, questi dal suo esercizio, che consiste nella discussione,
dunque la discussione è la vera legge fondamentale delle società moderne e l'unico
crogiolo in cui si separano, dopo fuse, le verità dagli errori. Da questo principio
hanno la loro origine la libertà della stampa, l’inviolabilità della tribuna, e la
sovranità reale delle assemblee deliberanti. Se la volontà dell'uomo non è inferma,
le basta il fascino del bene per seguirlo senza l'ausilio soprannaturale della
grazia. Se l'uomo non ha bisogno di questo aiuto, non ha nemmeno bisogno che i
sacramenti e le orazioni glielo procurino; se l'orazione non è necessaria, è oziosa;
se è oziosa è tale pure la vita contemplativa; se la vita contemplativa è oziosa e
inutile, allora lo sono anche la maggior parte delle
comunità religiose. Questo serve a spiegare perché, dove sono penetrate queste
idee, sono state soppresse quelle comunità. Se l'uomo non ha bisogno di sacramenti,
non ha bisogno nemmeno di chi glieli amministri; e se non ha bisogno di Dio, non ha
bisogno nemmeno dei suoi mediatori. Da qui il disprezzo e la proscrizione del
sacerdozio ove queste idee hanno messo radici. Il disprezzo del sacerdozio si
risolve ovunque nel disprezzo della Chiesa, e questo nel disprezzo di Dio".
 
-         Esito della decomposizione del cattolicesimo -
Scartato tutto ciò che è soprannaturale, l'uomo si volge esclusivamente agli
interessi materiali. Ed è logico: negata la possibilità di un'altra vita, l'uomo
ricerca la felicità in questa vita. Spuntano così i grandi sistemi utilitaristici,
le grandi espansioni commerciali, la febbre dell'industria, l'arroganza dei ricchi e
la rivolta degli sfruttati. Tolto il soffio vitale e mediatore del cattolicesimo, si
cerca una sorta di equilibrio con la distribuzione artificiale dei pubblici poteri,
il che equivale a voler riprodurre i fenomeni della vita, di per sé naturali, con
mezzi meccanici.
 
OF