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| La curia di Milano e il caso Castellucci |
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| Lunedì 30 Gennaio 2012 10:25 |
Romeo Castellucci – il regista dello spettacolo teatrale ”Sul concetto di volto nel Figlio di Dio”, che tanto clamore ha già suscitato nei giorni della sua rappresentazione in Francia – in occasione della presentazione della sua opera Genesis al Festival di Melbourne, dieci anni fa, ha reso pubblico il pensiero sotteso alla sua creazione artistica, lo ha apertamente palesato nel corso di un’intervista rilasciata alla rivista di arte australiana Real Time Arts (n. 52, dicembre-gennaio 2002),.Ecco l’introduzione di Real Time Arts all’intervista: "La storia di Dio che crea amorevolmente l'universo, dopodiché l'uomo che commette il peccato originale e viene perciò espulso dal Giardino dell'Eden, è ben nota. Meno nota, invece, è la versione mistica giudaico-cristiana che troviamo nello Gnosticismo, nella Cabala e nella filosofia Rosacroce. È questa la versione che Castellucci ci presenta, per mezzo di suoni, di performance fisiche e di spettacolari effetti visuali. Castellucci attinge alle stesse tradizioni [gnostiche] che hanno ispirato artisti come Baudelaire, Antonin Artaud, Peter Brook. (...) "In questa versione più tenebrosa della Genesi, l'atto creativo non è frutto dell'amore, ma di un terribile errore. La Cabala, per esempio, parla di come l'universo sia stato creato quando i vasi sacri che portavano la Parola di Dio sono caduti e si sono frantumati in milioni di pezzi imperfetti. L'atto della creazione è stato dunque una trasgressione violenta contro le leggi dell'universo. In questa ottica, tutta la Creazione contiene in sé il caos agitato di un proto-universo precedente all'atto creativo. Non è l'Amore che regna nell'universo, ma la Crudeltà. Non è l'uomo ad aver peccato, ma Dio. Tutta l'arte e il teatro di Castellucci costituiscono una storia che racconta questo atto iniziale di violenza primordiale". Si tratta, né più né meno, di gnosticismo cabalistico, di una controreligione fondata sul rifiuto di Dio e della Sua Creazione e sulla pretesa dell’uomo di rifare il mondo al posto di Dio. Lo gnosticismo cabalistico è la via esoterica di chi accoglie l’invito che Satana fa all’uomo di farsi Dio: l’antico e mortale inganno che condanna l’uomo alla perdizione terrena ed alla dannazione eterna. Nell’intervista Castellucci afferma, infatti, che Lucifero, l’angelo che si ribella a Dio, è il suo modello in quanto “L'Angelo dell'Arte è Lucifero. È Lui il primo che assume le sembianze e le fattezze di un'altro. È Lui il primo ad aver sdoppiato il linguaggio, salvo poi tradurlo. È Lui il primo, e l'unico, ad aver dominato l'arte della trasformazione. Egli proviene dalla zona del non-essere. L'unica possibilità per lui di tornare alla zona dell'Essere è farlo con la voce, il corpo, il nome di un altro. A questo serve il teatro. Questa zona del non-essere è la zona genitale di ogni atto creativo. Questo permette la distruzione, che è condizione per scongiurare ogni eventuale superstizione.” In questa dichiarazione, al di la delle mene intellettualoidi espresse, sta la sostanza del pensiero artistico del Castellucci, ispirato da colui che odia Dio e la Sua Creazione. Ora, di fronte alle polemiche sollevate dalle rappresentazioni avvenute presso il teatro Parenti di Milano, dal 24 al 28 gennaio scorsi, dell’opera ”Sul concetto di volto nel Figlio di Dio”, ciò che indigna non è tanto la solidarietà espressa a Castellucci sia dai laicisti nostrani che dai rappresentanti, sedicenti cattolici, di un pensiero di fatto non cattolico, quanto l’atteggiamento della Curia milanese la quale, anziché guidare la pubblica indignazione e protesta della Chiesa di Milano (e non solo), si è limitata a chiedere rispetto per i cittadini milanesi che nel volto di Cristo vedono Dio, invitando a manifestare il dissenso senza “eccessi di qualunque tipo, anche solo verbali”. È incredibile, la Curia non chiede il rispetto di Dio e del Sacro Volto di Suo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, bensì di quello dei milanesi che in quel volto vedono Dio. Presentare la questione in questi termini significa esprimersi in una forma non cattolica, incapace di rappresentare degnamente l’enormità della grave offesa recata a Dio; un modo di esprimersi tipico di una concezione antropocentrica, per la quale Dio e la religione scaturiscono dall’uomo il quale è artefice e misura di ogni cosa. Siamo in pieno modernismo. Ben diversa, grazie al Cielo, la posizione della Santa Sede, espressa nella risposta della Segreteria di Stato ad una lettera inviata al Papa da Padre Cavalcoli: “Sua Santità … auspica che ogni mancanza di rispetto verso Dio, i Santi e i simboli religiosi incontri la reazione ferma e composta della comunità cristiana, illuminata e guidata dai suoi Pastori”. Lo spettacolo di Castellucci avrebbe potuto costituire l’occasione di un’efficace azione della Curia milanese, volta a smascherare le tenebrose origini del prodotto “castellucciano” ed a compattare un mondo cattolico lacerato ed incapace di opporsi degnamente alla cultura laicista. Un’occasione perduta che, ancora una volta, ha mostrato impietosamente gli effetti della confusione seguita al Concilio Vaticano II. ORDINE FUTURO - MILANO |
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Romeo Castellucci – il regista dello spettacolo teatrale ”Sul concetto di volto nel Figlio di Dio”, che tanto clamore ha già suscitato nei giorni della sua rappresentazione in Francia – in occasione della presentazione della sua opera Genesis al Festival di Melbourne, dieci anni fa, ha reso pubblico il pensiero sotteso alla sua creazione artistica, lo ha apertamente palesato nel corso di un’intervista rilasciata alla rivista di arte australiana Real Time Arts (n. 52, dicembre-gennaio 2002),.








