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A proposito di omosessualità PDF Stampa E-mail
Lunedì 29 Dicembre 2008 01:00
Che abbiate il mal di pancia, l’ernia del disco o un qualsiasi altro accidente fisico o psicologico avete diritto ad essere accolti, curati, assistiti.
Lo dice la Costituzione, lo detta la coscienza.
E’ passato sotto silenzio, però, che l’Ordine Nazionale degli Psicologi, spinto dai potentati gay e dai vari Grillini e Bolognini, vi rifiuterà ogni aiuto qualora vogliate modificare un orientamento omosessuale che non accettate o che, comunque, vivete con difficoltà e malessere.
La terapia, conosciuta e praticata con successo in mezzo mondo, si chiama riparativa ed ha proseliti entusiasti e nemici accaniti, disposti in due fazioni nettamente delineate e inamovibili: gente comune e cristiani praticanti tra i primi, attivisti omosessuali tra i secondi.

Nessun altro è chiamato a seguire la cura se non chi liberamente lo voglia e lo decida, avvertendo che la propria tendenza omosessuale è un ostacolo alla realizzazione di sé e della propria natura più vera e profonda.

Il paziente, né colpevolizzato né blandito, allo scopo di riacquistare una serenità ed un equilibrio persi o mai conquistati, percorre insieme al terapeuta la via verso un’eterosessualità agognata, ma impedita per ragioni quasi sempre profonde, oscure ed insolute, che insieme, paziente e terapeuta, sono chiamati a individuare con un lavoro di collaborazione e fiducia.

Per la lobby gay non si tratta della soluzione indolore ad un problema, ma di una peste ideologica!

Non ne vogliono sentir parlare e ragionano pressappoco così: essendo l’omosessualità né devianza né disordine né malattia nè vulnus, ma cosa bella, buona e giusta ed anzi condizione superiore all’eterosessualità, non ci provate neanche a curarla.

Il verbo “curare” è, nel caso specifico, categoricamente bandito e considerato gravemente lesivo della dignità della persona omosessuale.

Le reazioni isteriche e talora paradossali con le quali il mondo gay reagisce a tutto ciò che non si adegui o non coincida con la sua forma mentis e le sue richieste, sono sintomatiche di una mancanza di equilibrio che lo pervade tutto.

Oggi lo scherno feroce, le critiche, la crocefissione mediatica tocca ad un cantante, Povia, ma, la tolleranza degli attivisti gay è ben nota ai tanti che, in televisione e sui giornali, sono stati offesi a muso duro, calunniati e denunciati da giornalisti, politici ed esponenti “d’area”!

Qui non si vuol negare che quando si parla di terapie si tocca un punto estremamente sensibile, si coglie e certo si mina (da qui le reazioni rabbiose!) l’intero ‘lavoro culturale’ finora intrapreso, con successi rapidi ed inaspettati, dai gay.

Che il mondo sarebbe di molto migliore se in giro di omosessuali dichiarati, ‘gay and proud’, ce ne fossero di più, era un retropensiero fino a poco tempo fa.

Ora è opinione ampiamente e apertamente divulgata da attivisti e non.

Non casualmente si sta cercando di trasmettere l’immagine di un omosessuale equilibrato, sereno, appagato che, sceso in tanga dai carrozzoni dei gay-pride, ritrova vestiti, sobrietà e candore nei talk show televisivi.

Dalle piume di struzzo ai tailleur grigio-Luxuria…non più sessaccio e trasgressioni, ma fiori d’arancio e bimbi da adottare.

Alcuni psicoterapeuti col coraggio dell’obiettività e la libertà che nasce dal non essere ideologicamente diretti, rivelano una situazione più complessa e sofferta.

La verità che Povia ha portato con coraggio alla luce del sole si esaurisce in una realtà semplice, ma potenzialmente devastante per l’ideologia gay: c’è un numero rilevante e crescente di omosessuali che cerca aiuto, che non accetta supinamente quello che la ‘vulgata omofila’ propone e, più spesso, impone.

E’ istruttivo conoscere le storie personali di chi, sostenuto dagli psicoterapeuti e spesso dalla fede, ha combattuto e vinto se stesso.

Sono uomini e donne, anche non credenti, che intimamente sentivano di essere su una strada sbagliata, che hanno provato la ‘gaiezza’ ed hanno avuto il coraggio di rifiutarla non essendo quella la loro verità e tantomeno la loro via; sono uomini e donne cristiani che condividono la dottrina della Chiesa secondo cui ognuno ha debolezze da superare, tendenze da sconfiggere, errori a cui rimediare.

Questi uomini e donne il loro nemico ‘personale’, il loro inferno, lo hanno individuato nella propria tendenza sessuale che percepiscono deviata e anomala; non hanno ascoltato la voce del mondo, ma il loro mondo interiore.

Hanno scelto di sottrarsi al caos, si sono ribellati alla falsificazione, hanno intravisto l’ordine e si sono mossi alla sua conquista: non la via larga, ma quella stretta .

La fatica di superare tendenze talora davvero così profonde da apparire invincibili non li ha scoraggiati.

Hanno voluto essere pienamente uomini o donne così come la volontà divina aveva scritto nei loro corpi, hanno avuto il coraggio di testimoniare contro le tante falsità costantemente propinateci.

Costoro hanno fatto ciò che oggi è assolutamente rivoluzionario e antimoderno fare: si sono rivoltati contro se stessi… inaudita benefica violenza!

Hanno rifiutato di adeguarsi a quella parte della propria natura che hanno giudicato corrotta; non l’hanno assecondata e non vi si sono adagiati.

Contro una visione animalesca dell’uomo che lo vuole sottomesso e succube di tutti i propri istinti, contro chi ci esorta a non andare mai contro natura, loro hanno ribadito la verità: senza una visione etica e sacra dell’uomo è impossibile confinare nei giusti ambiti ‘buono e malvagio’.

Naturale non è necessariamente sinonimo di giusto e come in natura esiste la malattia, esiste anche l’omosessualità, entrambe naturali e patologiche, perché anche la devianza, la degenerazione, l’affezione sono parte di una natura ‘caduta’, corrotta dal male, ma nell’uomo ci sono i rimedi e gli antidoti e nella fede i mezzi e le forze per renderli fruibili ed efficaci.

Chi ha affrontato la terapia ripartiva, ha intrapreso quella guerra contro il disordine che tutti, in forme e modi differenti, siamo chiamati a combattere.

L’agguerrita macchina da guerra gay ha ben individuato in costoro il nemico, l’incarnazione della loro esatta antitesi.

Nella rabbia che gli omosessuali ideologizzati e ‘praticanti’ non sanno gestire c’è evidentemente anche la consapevolezza dell’esistenza di una Verità indicibile che altri, più forti e perseveranti di loro, hanno osato disseppellire e ora attestano infallibilmente.

La notizia vi sarà sfuggita, ma noi la ribadiamo con veemenza: gli omosessuali che si vogliono curare sono i nuovi temerari, gli autentici ribelli .

A loro gli psicologi italiani, evidentemente intimoriti da una lobby ricca potente e ruffiana, intendono negare ogni aiuto.

Il politically correct lo impone, della deontologia professionale…chissenefrega!



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