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| Torniamocene a casa! |
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| Venerdì 21 Ottobre 2011 10:35 |
Signore, ammettiamolo, non ce l’abbiamo fatta!Abbiamo avuto a disposizione 40 anni che, è vero, non sono tanti, ma nemmeno pochissimi e proprio non è andata!
La verità è aspra.
Prendiamone atto! L’ intelligenza non ci fa difetto ed è passato tanto tempo che l’ incoscienza sguaiata di allora non brucia più o almeno non dovrebbe.
Adesso, si, possiamo tornare a pensare, a meningi fresche!
Abbassiamo la guardia e confessiamocelo: non era quello che volevamo o, meglio, quello che ci hanno indotto a volere s’è rivelato un disastro!
Nessuna nostalgia, niente lagna passatista chè se un bel mondo antico c’è stato, noi donne, forse per colpa della mela, nei giardini dell’Eden non siamo più tornate, ma care sorelle, sarà il caso di chiedersi perchè i quarant’anni nei quali abbiamo rinnegato la casa e il pancione e ci siamo messe a marciare compatte verso gli uffici, i tribunali, i mass media sono stati i più ignobili, i più infausti, i più desolati degli ultimi secoli?
Sarà perchè siamo ancora una volta le vittime di un sistema ignobile, di una mentalità angusta che non siamo riuscite a scardinare o, di questo sistema, che contestavamo con gagliardia rivoluzionaria, siamo divenute le ruote motrici?
Possibile che, mentre volevamo rifare il mondo, ci siamo arrese alla sua balordaggine?E che il disgusto d’ esser considerate “belle cose” c’abbia spinto tutte dal chirurgo plastico?
Abbiamo barattato il passato, bacucco e beghino, col futuro e il futuro ci ha fregate.
Volevamo conquistare l’universo e piegarlo alle nostre esigenze impacchettandolo in un gran fioccone rosa e la stragrande maggioranza di noi s’è ritrovata inchiodata dietro una scrivania, a fare l’impiegatuzza, con uno stipendio striminzito da devolvere al benzinaio, alla donna delle pulizie, alla baby sitter e all’asilo.
Dal posto che Provvidenza e Necessità ci avevano assegnato siamo fuggite colpendola a pallettoni quella vigliacca della società patriarcale che, con babbi e mariti, ci aveva circuite, turlupinate e schiavizzate.
Eravamo legionarie della libertà; siamo desolate sacerdotesse della solitudine con matrimoni claudicanti o finiti e impasticcate di ormoni per un figlio che a quarant’anni non arriva più.
E quelle che il figlio ce l’hanno non vanno oltre il primo, un estraneo(arriviamo a casa, stravolte, alle cinque!) affogato di superfluo e affamato di essenziale, anestetizzato di alcool e di droga, abbandonato in scuole stuprate da pessimi insegnanti ….quasi esclusivamente donne!
E però non la piantiamo ancora e ci raccontiamo, in una svenevole adulazione reciproca, di essere le migliori; i mass media ci blandiscono deferenti:”voi si…altro che quei fessi dei maschi”.
Di noi donne non si può dir male: siamo divenute argomento tabù. Come la democrazia. Come gli ebrei.
A scuola e all’università battiamo gli uomini, anzi li surclassiamo, ma quando otteniamo una cattedra diventiamo, anche noi, baronesse.
Se c’è un nuovo modo di essere insegnanti, dalle elementari alle facoltà di ingegneria, noi non lo abbiamo scoperto. Ci ha battuto sul tempo una signora nata nell’Ottocento.
Siamo, confessiamolo apertamente, una miccia che non ha preso fuoco.
Come gli uomini, non meglio. In taluni casi peggio.
Al lavoro saremmo certo brillantissime…se ci andassimo! Siamo assenteiste tre volte più dei maschi!E pensare che le nostre congeneri, solo qualche generazione fa, del senso del dovere facevano una bandiera.
Se negli uffici non abbiamo saputo dare molto( perché, come detto, ci stiamo poco), anche in politica non abbiamo fatto la differenza: è possibile mai che ci si prenda davvero sul serio quando, finite nella pancia del partitone democratico di turno, ci si mette a recitare il ruolo delle intellettualine a la page, spendendo palate di soldi pubblici per presentare opuscoletti colorati e librucci patetici per vedere il nostro bel nome accanto a quello di un politico “importante” o di un professorone? Quarant’ anni di lotte femministe per avere la Bonino, la Rosi Bindi, la Melandri?Quarant’anni di sbattimenti per avere il diritto d’essere come la Concia e sposarci una con le tette più sode delle nostre? Tra la lesbofilia e la fallocrazia, siamo convintissime di preferire la prima?
Suvvia… se questa è la nostra idea di politica …quasi quasi sarebbe stato meglio aver rinunciato al diritto di voto appena ce lo concessero.
Eh già, perché anche davanti alla scheda elettorale, care fanciulle, abbiamo dato e diamo i numeri: prima votando a nugoli, unanimi come uno sciame di mosche, per aborto e divorzio e oggi preferendo, caparbie e banali, o una sinistrina(più correttamente:ministrina) sfigata e arrogante o la destra botulinica e liberista.
In entrambi i casi utilizziamo perfidamente il voto per ribadire una piena e irriducibile sfiducia verso le altre donne cui rarissimamente accordiamo la nostra fiducia.
Sono passati 40 anni. Doveva essere sorellanza, è diventata diffidenza.
Doveva essere una marcia trionfale ed è una Requiem.
Dietrofront , signore, chè conoscere i nostri figli e riprenderci il tempo di amarli val bene una scrivania!
Irma T.M. |
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Signore, ammettiamolo, non ce l’abbiamo fatta!








