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| France Telecom e stati depressivi: come cambia la cultura aziendale |
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| Giovedì 08 Ottobre 2009 00:00 |
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Il fatto è che tutti i suicidi sembrano chiaramente riconducibili - come classiche punte di un iceberg - a cause lavorative e professionali: "Mi tolgo la vita a causa del mio lavoro a France Telecom - ha lasciato scritto per esempio un dipendente di Marsiglia - sono diventato un relitto, un naufrago. E' meglio finirla qui". E l'ultimo caso, un lavoratore dell'Alta Savoia gettatosi da un cavalcavia: "Non riesco più a sostenere il clima all'interno dell'azienda". Dei deboli, delle persone a rischio? Può darsi, ma Danièle Linhart, sociologa e membro dell'Osservatorio sullo stress dei soggetti coinvolti in piani di mobilità, denuncia in un'intervista a Le Monde la condizione di insicurezza e di smarrimento intervenuta dopo la privatizzazione di France Telecom, iniziata nel 1997: "Con la privatizzazione i lavoratori non sanno più dove sono, centrifugati dai continui cambiamenti di mansioni e da un ambiente di lavoro irriconoscibile. Il credo del management è quello di scuotere l'azienda come un albero di cocco, per superare un supposto immobilismo. Si lavora in una condizione di allarme e di concorrenza interna sfrenata, che svuota di senso la propria funzione". Nel 2008 FT ha registrato un utile netto di oltre quattro miliardi di euri: la contropartita è data da 22.450 dipendenti licenziati o prepensionati in due anni, 14.000 trasferimenti per mobilità interna intervenuti tra il 2006 e il 2008, il principio di mobilità obbligatoria per i quadri ogni tre anni. Da quando è stato dismesso il "carrozzone statale" e la rivoluzione tecnologica si è accompagnata alla permanente ristrutturazione aziendale, le parole d'ordine sono diventate modernizzazione, cambiamento di stile e, in definitiva, capacità di vendere: una società di servizi laddove prima vi era capacità tecnica, ricerca e complessivo sviluppo industriale. L'eco mediatico della catena di suicidi e delle successive prese di posizione (manifestazioni spontanee dei dipendenti a Lione e a Bordeaux, giornate di mobilitazione sindacale di questi giorni) ha finalmente determinato qualche modifica di percorso, non sufficiente tuttavia a invertire la rotta: la mobilità interna è stata bloccata fino al 31 dicembre, mentre il vicepresidente Wenes ha presentato le sue dimissioni. Pochi giorni fa aveva dichiarato a Nouvel Obs di "non comprendere come una piccola parte dei nostri dipendenti non riesca a cambiare mentalità" (fra gli altri, si riferiva probabilmente ai tanti tecnici di mezza età mandati a vendere cellulari nei punti vendita della telefonia mobile). Al suo posto, un fidatissimo di Sarkozy, Stephane Richard, ex alto funzionario pubblico e attualissimo miliardario uomo della finanza: forse l'uomo giusto per confermare la filosofia aziendale di Lombard, esplicitata in un incontro con i dipendenti il 20 gennaio di quest'anno: "Chi pensa di poter riposare sugli allori e di starsene tranquillo, si sbaglia di grosso"! Aldo Braccio |
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