Domenica, 01 Ago 2010
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Numeri arretrati

Formazione





Numero 8 PDF Stampa E-mail
Ci son più cose in cielo e in terra di quanto ne immagini la loro filosofia

Ci sono eventi epocali la cui importanza storica viene colta a pieno solo dai posteri e che invece non vengono valutati adeguatamente dai contemporanei. Gli storici, per esempio, colgono l’importanza epocale di Cesare e Augusto quali registi del passaggio irreversibile all’Impero mentre molti loro contemporanei continuavano a pensare allo Stato romano in termini di “Repubblica” e a litigare furiosamente per l’elezione periodica di consoli che non avevano ormai nessun potere reale ne ragion d’essere. Del resto è comprensibile. Quanti dei presenti sul Golgota il venerdì della passione capivano che quello era solo l’inizio della nuova era cristiana? La maggioranza “politicamente corretta” e moralmente corrotta pensava che quella fosse piuttosto una fine – e anche drasticamente irreversibile. Neppure Cristoforo Colombo capì subito e completamente quanto sarebbe stato determinante il suo viaggio, anzi! Lui era partito per trovare una scorciatoia per l’estremo Oriente cioè per rendere il suo mondo “più piccolo” e solo più tardi intuì che lo stava rendendo invece smisuratamente più vasto aggiungendovi terre e mari nuovi.
Anche oggi, per noi contemporanei, è difficile capire tutta l’importanza di certi eventi. Possiamo solo provare a vederne in prospettiva i possibili sviluppi, ignorando deliberatamente il politicamente corretto e moralmente corrotto imposti dal Sistema.


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Numero 6 PDF Stampa E-mail
Il "contro-'68"
Dopo 40 anni è lecito chiedersi quale è il bilancio del “mitico” ’68. Sconfitto sul piano puramente politico – i sogni della rivoluzione comunista svaniti come nebbia al sole, tanto nelle versioni “ortodosse” leniniste quanto in quelle maoiste o eretiche e libertarie – il ’68 si è preso la sua rivincita nel campo culturale, inteso nel senso più ampio del termine: dalla droga libera e diffusa alla disgregazione della famiglia, l’intera società moderna ormai è sessantottina. E il risultato – insospettabile per quelli che “hanno fatto il ’68” da bravi “compagni” – non è stato il trionfo dello stile vietcong ma l’esatto opposto: l’americanizzazione del costume europeo.
I cittadini medi dell’Occidente moderno non si comportano da guerriglieri nordvietnamiti ideologizzati ma si spinellano in preda alle crisi esistenziali come tanti rottami americani reduci dalla sconfitta nella giungla. In questo numero di Ordine Futuro iniziamo a fare una analisi della contestazione sessantottina e di tutto quello che ne è scaturito, nella società, nella Chiesa, nell’esercito, nella politica. Non solo per passione storica o per semplice analisi politica sulle strategie e sugli errori delle diverse forze presenti sullo scacchiere italiano del periodo (per quanto interessanti questi aspetti possano essere per gli “appassionati” del settore) quanto per lanciare un segnale strategico forte e chiaro a tutta l’area della Destra Radicale e a tutti gli ambienti in qualche modo alternativi al potere liberale oggi imperante.
L’imperativo del momento deve essere quello di preparare le basi dottrinarie, caratteriali, politiche di un fenomeno di segno opposto, di una contestazione al Sistema, di un VERO E PROPRIO “CONTRO-‘68”.


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Numero 5 PDF Stampa E-mail
La Dottrina deve farsi Azione Militante

Per troppo tempo, gli “addetti alla cultura” hanno pensato, scritto, elaborato, polemizzato tra loro come se il loro mondo fosse un Olim- po tra le nuvole, come se il popolo non fosse degno delle loro opere intellettuali. Mentre “a sinistra” si pensa solo a pontificare sui diritti di sodomiti e affini, a riciclare il pensiero marxista nella realtà postindustriale, a cantare le lodi di una società multirazziale, multiconfessionale, “aperta alle culture del mondo” senza riservare mai una analisi seria alle sofferenze del nostro popolo, del nostro proletariato, dei nostri poveri, dalla “destra presentabile” non si sente ripetere altro che le trite lezioncine di Fiuggi che renderebbero moderni, accettabili, persi- no appetibili i falsi miti liberali ottocenteschi.
Tutti attenti, da una parte e dall’altra, a non contraddire i veri “datori di lavoro” della classe culturale e di quella politica: il grande potere bancario, la grande finanza mondialista, il sistema internazionale di sfruttamento gestito dalle multinazionali all’ombra della superpotenza statunitense, il libero mercato globale che i padroni del mondo ci propinano per dominare i popoli del pianeta. Questa “cultura” abituata a un’obbedienza canina nei confronti del vero potere di vertice del Sistema – potere permanente e non eletto da nessun popolo, neppure da quello americano – serve da copertura e giustificazione a una classe politica altrettanto obbediente e acritica nei confronti degli stessi vertici.


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Numero 4 PDF Stampa E-mail
Identità imperiale

L’accoglienza che Mosca ha riservato al fallito gaypride ha dell’emblematico. All’intollerabile provocazione di omosessuali, bisessuali e transnazionali assortiti, la Russia ha risposto in modo compatto e univoco. Dai vertici dello Stato ai militanti nazionalisti di base, dal clero all’opinione pubblica, dai media al personale in divisa, il popolo russo ha dimostrato di non gradire la depravazione occidentale e mondialista.

Alla pazzia della dissoluzione la Russia ha opposto il sano buonsenso popolare.

Alla degradazione laicista e all’immoralità luciferina ha opposto la fede nella Croce di Cristo.

Alla arrogante intromissione transnazionale ha opposto il suo nazionalismo militante.

Alla pagliacciata carnevalesca ha opposto la dignità di una cultura millenaria.

Alle isteriche pressioni diplomatiche del mondialismo ha opposto la serena compostezza degli eredi dell’Impero d’Oriente.


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