Domenica, 05 Feb 2012
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Numero 5 PDF Stampa E-mail
La Dottrina deve farsi Azione Militante

Per troppo tempo, gli “addetti alla cultura” hanno pensato, scritto, elaborato, polemizzato tra loro come se il loro mondo fosse un Olim- po tra le nuvole, come se il popolo non fosse degno delle loro opere intellettuali. Mentre “a sinistra” si pensa solo a pontificare sui diritti di sodomiti e affini, a riciclare il pensiero marxista nella realtà postindustriale, a cantare le lodi di una società multirazziale, multiconfessionale, “aperta alle culture del mondo” senza riservare mai una analisi seria alle sofferenze del nostro popolo, del nostro proletariato, dei nostri poveri, dalla “destra presentabile” non si sente ripetere altro che le trite lezioncine di Fiuggi che renderebbero moderni, accettabili, persi- no appetibili i falsi miti liberali ottocenteschi.
Tutti attenti, da una parte e dall’altra, a non contraddire i veri “datori di lavoro” della classe culturale e di quella politica: il grande potere bancario, la grande finanza mondialista, il sistema internazionale di sfruttamento gestito dalle multinazionali all’ombra della superpotenza statunitense, il libero mercato globale che i padroni del mondo ci propinano per dominare i popoli del pianeta. Questa “cultura” abituata a un’obbedienza canina nei confronti del vero potere di vertice del Sistema – potere permanente e non eletto da nessun popolo, neppure da quello americano – serve da copertura e giustificazione a una classe politica altrettanto obbediente e acritica nei confronti degli stessi vertici.

Sembra che alle legittime domande di tutti i giorni, le domande poste dal mondo reale e dal popolo reale, il potere politico e culturale non voglia e non sappia dare risposte. In compenso, questo stesso potere da risposte alle domande che la parte sana e produttiva del popolo non ha mai posto. Il risultato è un dialogo schizo- frenico, dissociato, nel quale le risposte sono chiusure preconcette e insulti sprezzanti oppure, semplicemente, non hanno nulla a che fare con le domande. Siete a corto di denaro perché l’economia non tira? Ma seguite i suggerimenti della pubblicità, andate in vacanza, uscite e datevi alle compere per rimettere in moto l’economia, tanto le banche saranno felici di farvi prestiti a tassi “ragionevoli”. Il prezzo del carburante è troppo alto? Colpa vostra che non passate le ore a passare da un distributore all’altro – consumando tempo e benzina in più - cercando il più economico. Non riuscite a farvi una famiglia vostra perché non avete la possibilità di comprare una casa?. Colpa vostra. Siete dei bamboccioni, cosa aspettate a rivolgervi alla cara, vecchia banca e a lasciare la casa dei genitori? Oppure a sbattere fuori i genitori se non sono più produttivi? Forse vi preoccupate perché gli ultimi anni di vita sono anche quelli che “costano di più” al sistema sanitario e alle famiglie? Ma si sta già parlando di introdurre l’eutanasia. Applicata in modo dolce e umano, naturalmente, quanto basta a tacitare le coscienze. Del resto, non si è fatto così anche con l’aborto? E se ancora non digerite lo sterminio di milioni di bambini innocenti che avviene anche nei nostri ospedali, nelle nostre città, finanziato coi nostri soldi, eseguito dai nostri medici, allora consolatevi: stiamo lavorando attivamente a livello internazionale per abolire la pena di morte dei colpevoli di stupro e omicidio anche a migliaia di chilometri da casa nostra. Forse vi preoccupano la diffusione della pedofilia, la violenza sui minori, lo sfascio delle famiglie che lascia tanti bambini soli e senza le sicurezze alle quali avrebbero diritto?

Ma stiamo lavorando per questo, creando nuove famiglie omosessuali, vietando di chiamare
i soggetti in questione come il popolo oscurantista li ha sempre chiamati, mostrandoli e glorificandoli in Tv, così i bambini imparano e magari saranno felici di essere adottati da due nuovi papà. Se poi continuate a pensare che una famiglia sia tale solo se composta da Marito, Moglie e possibilmente, figli, è solo la dimostrazione della nefanda influenza vaticana sulla politica italiana.
Siete riusciti con tanti sacrifici a farvi una famiglia (vera) e avete comprato una casa? Pagate l’ICI, la simpatica tassa sovietica che punisce chi osa avere una abitazione “di proprietà”. In fondo, la proprietà è un furto, se non appartenete alla casta.
I problemi della disoccupazione, della sottoccupazione, del precariato? Tutta colpa degli italiani che non vogliono fare più certi lavori. Pretenderebbero stipendi più alti, stabilità nel lavoro, misure di sicurezza adeguate, magari persino una “dignità” del lavoro…si lamentano se bruciano vivi in fabbrica o se guidando gli autocarri non arrivano a fine mese, oppure, se sono piccoli e medi imprenditori, non si rassegnano a farsi mangiare la proprietà dalle banche sempre pronte a erogare prestiti a tassi ragionevoli, anzi, agevolati. Non sanno tutti questi italiani che il futuro è nella immigrazione, nella integrazione, nella delocalizzazione? Al momento perderanno la proprietà, il posto di lavoro, la stessa casa di abitazione che, non potendo stare dietro alle rate del mutuo, sta diventando della banca – ma avranno la soddisfazione di aver contribuito a un radioso futuro multirazziale fatto di abitanti, sradicati, di tante religioni (o di nessuna, che importa?) pronti a fare tutti i lavori e comportarsi da bravi cittadini del mondo, magari come i cinesi di oggi: sgobbando di più, crepando di più ma lamentandosi di meno. In un tale contesto è ovvio che la vera Cultura non potrebbe limitarsi a pontificare di massimi sistemi teorici. Una caratteristica della Cultura europea è proprio quella di sapersi calare nella realtà per migliorarla, per tendere al Bello, al Buono e al Giusto. E per combattere tutto quello che contrasta con queste finalità. In una situazione come quella attuale, la Cultura deve necessariamente essere rivoluzionaria e militante. E ancora una volta, Forza Nuova non si limita a teorizzare, ma agisce dando l’esempio per ESSERE ESEMPIO.

Sono esempio i militanti forzanovisti autori dei nuovi blitz culturali, come quello alla convention sionista di Roma, dove di fronte a Aznar, Fini, Nierenstein e Sharansky, è stata proclamata la Verità contro i tanti, troppi errori che ci vengono propinati di continuo. Uno squadrismo culturale che risparmia le persone, non certo le menzogne.
Sono esempio attivistico e culturale le donne forzanoviste che dalle Marche alla Sicilia scendono in piazza per proclamare il loro essere “fieramente donne” aprendo un nuovo fronte di lotta e spezzando il monopolio instaurato da anni dalle sinistre abortiste, dissolutrici e antifamiliari.
Sono esempio i camerati che in tutta Italia stanno organizzando iniziative di controinformazione contro il signoraggio e a favore della Moneta di Popolo, come quelle che vedono protagonista Eugenio Benetazzo, uno dei pochissimi esperti di economia che, non dovendo niente a nessuno e non avendo padroni, si permette il nobile lusso di proclamare che la proprietà della moneta da parte della banca centrale europea equivale a rendere i popoli schiavi, e che questi non saranno liberi finché non saranno proprietari della moneta coniata.
Sono esempio i militanti e i simpatizzanti che scendono in piazza a protestare contro gli omicidi dei nostri giovani, contro gli stupri delle nostre donne e contro l’ingiustizia di chi premia i colpevoli con un residence con vista sul mare e con prospettive di contratti per cifre da capogiro.
Sono esempio i forzanovisti e i militanti dei CONTRAS che hanno sfidato il freddo invernale per affiancare gli autotrasportatori in lotta durante la recente protesta che è arrivata vicina a paralizzare l’Italia.
Sono esempio i giovanissimi di Lotta Studentesca che stanno spezzando il monopolio marxista e sessantottino nelle scuole italiane, istituto dopo istituto, città dopo città.
Questi militanti forzanovisti – e non solo loro, naturalmente, ci siamo limitati, appunto a degli esempi – non fanno solo “attivismo” ma anche vera Cultura. Immaginiamo i dubbi di tanti che pur, condividendo le nostre idee, sono abituati a considerare “culturale” solo quello che viene pubblicato su libri e riviste, oppure solo quello che viene discusso in modo dotto e serioso nei salotti. Non è così: il ’68 ha vinto diffondendo la sovversione non solo sulla carta e nei salotti, ma anche nelle strade, nelle scuole, tra le nuove generazioni di giovani modificandone il comportamento quotidiano.

Come insegnava Sorel, la virtù non è cumulo di nozioni, per giuste che possano essere, ma buone abitudini consolidate. La Cultura forzanovista non si ferma alla teoria e alla carta stampata, ma si spinge tra i giovanissimi per aiutarli a forgiare caratteri alternativi a quelli propinati dai media ufficiali; si spinge tra le donne per dare loro la libertà di essere vere donne, secondo la loro vera natura; si spinge fino ai lavoratori in lotta per il loro futuro, alle famiglie in lacrime per i lutti e
le ingiustizie inflitte dai nuovi invasori grazie alla “tolleranza” del Sistema. La Cultura forzanovista è accanto al nostro popolo quando sanguina per sanarlo e dargli idee e volontà di riscatto e di battaglia. Per porre le basi di un contro-’68. Naturalmente, il Sistema reagisce ignorando o distorcendo il significato delle nostre azioni. Cogliamo l’occasione per fare alcune precisazioni.
La nostra campagna attiva di supporto della protesta dei camionisti si inserisce in un lavoro di tipo sindacale e sociale di ampio respiro. E’ solo per problemi di tempo e di spazio (il numero è completo e non potevamo ritardarne ulteriormente l’uscita) che non svisceriamo oltre misura questo tema. Chi volesse approfondire la posizione di Forza Nuova, potrà trovare sul nostro sito (www.forzanuova.org) i comunicati, i volantini e le tematiche dei CONTRAS.
Ci ripromettiamo di tornare su questo argomento in modo più organico in futuro. Per il momento, ricordiamo che consideriamo la protesta conclusa solo come la prima battaglia, coraggiosa ma tradita dalle organizzazioni ufficiali. I problemi rimangono drammaticamente aperti e i CONTRAS si preparano fin da ora a un nuovo, aspro confronto.

La nostra campagna contro stranieri autori di crimini efferati è stata bollata come “antiromena”. Ignorando deliberatamente il fatto che gli autori erano zingari – dunque estranei storicamente al popolo romeno – i media hanno parlato e parlano tuttora di “cittadini romeni”. Questo può essere vero per la burocrazia del Sistema che ignora deliberatamente e ottusamente le differenze storiche e culturali tra i popoli, ma non per il buon senso comune del popolo, per il quale gli zingari restano membri del popolo zingaro, anche quando muniti di documenti italiani, romeni o di altra nazionalità. (Il fatto del resto è evidente anche ai diretti interessati che infatti evitano accuratamente
di integrarsi). Ignorando che il dramma dell’invasione è una catastrofe di dimensioni storiche e continentali per tutti i popoli europei, il Sistema tenta di chiudere la nostra protesta all’angolo come uno sfogo immediato di tipo  qualunquista, leghista o piccolo-nazionalista.
In realtà, i crimini in questione sono stati condannati anche dai nostri camerati romeni che lamentano da sempre la pericolosità sociale degli zingari e che sanno bene di poter contare su di noi, come noi sappiamo di poter contare su di loro. Il problema della invasione degli immigrati extraeuropei non sarà risolto solo in un Paese europeo, ma come ai tempi di Lepanto, della caduta di Costantinopoli, degli assedi di Vienna, sarà una vittoria o una catastrofe di livello continentale, di tutta la nostra Civiltà, di tutta L’Europa cristiana. Di questo sono consapevoli tanto Forza Nuova in Italia quanto Noua Dreapta in Romania e tutti i camerati dei movimenti fratelli in Europa.

E’ in questa logica europea che usciamo con questo numero di Ordine Futuro che si potrebbe definire “russo” per il numero di articoli scritti dai nostri camerati dell’Est. Questa decisione si inserisce in una strategia organica di collaborazione di lunga durata, dopo alcuni viaggi in Russia del nostro Segretario Nazionale, Roberto Fiore, la partecipazione di rappresentanti del nazionalismo russo al Campo d’Azione di FN del 2007 e al convegno “Roma e Mosca per la nuova Europa” di Roma (al quale hanno partecipato anche camerati greci e irlandesi) e che ha posto le basi per una azione politica comune. Precisiamo che i nazionalisti russi non hanno tutti una posizione omogenea riguardo all’attuale Governo di Mosca. Si va da un appoggio condizionato a Putin, con un sincero apprezzamento per le sue riforme antioligarchiche e per la ripresa “imperiale” e antiamericana in politica estera e sul piano militare, a posizioni critiche di camerati che ritengono l’attuale politica di Putin ancora troppo poco incisiva. Questi ultimi criticano il fatto che la lotta antioligarchica non sia ancora conclusa, che certi settori strategici non siano stati ancora statalizzati, che l’accentramento politico a Mosca stia limitando tutta l’opposizione – quindi anche quella nazionalpatriottica – e che la battaglia demografica non sia stata lanciata prima con la messa fuorilegge dell’aborto, ereditato dalla legislazione sovietica. Anche la prove nienza dei nostri nuovi amici russi sembra essere varia. Se molti provengono dall’ambiente dissidente vicino al grande Solgenitsin, non mancano neppure alcuni di provenienza “sovietica” che hanno abbandonato il marxismo conservando intatti l’anticapitalismo, l’antiamericanismo e l’avversione per la massoneria, a riprova di quanto la fine della vecchia guerra fredda abbia potuto rimescolare radicalmente le carte anche all’Est, liberando forze valide precedentemente congelate.
Marzio Gozzoli


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