Acquista online
Ordine Futuro
Notizie
Formazione
| Numero 6 |
|
|
|
|
Il "contro-'68"
Dopo 40 anni è lecito chiedersi quale è il bilancio del “mitico” ’68. Sconfitto sul piano puramente politico – i sogni della rivoluzione comunista svaniti come nebbia al sole, tanto nelle versioni “ortodosse” leniniste quanto in quelle maoiste o eretiche e libertarie – il ’68 si è preso la sua rivincita nel campo culturale, inteso nel senso più ampio del termine: dalla droga libera e diffusa alla disgregazione della famiglia, l’intera società moderna ormai è sessantottina. E il risultato – insospettabile per quelli che “hanno fatto il ’68” da bravi “compagni” – non è stato il trionfo dello stile vietcong ma l’esatto opposto: l’americanizzazione del costume europeo.I cittadini medi dell’Occidente moderno non si comportano da guerriglieri nordvietnamiti ideologizzati ma si spinellano in preda alle crisi esistenziali come tanti rottami americani reduci dalla sconfitta nella giungla. In questo numero di Ordine Futuro iniziamo a fare una analisi della contestazione sessantottina e di tutto quello che ne è scaturito, nella società, nella Chiesa, nell’esercito, nella politica. Non solo per passione storica o per semplice analisi politica sulle strategie e sugli errori delle diverse forze presenti sullo scacchiere italiano del periodo (per quanto interessanti questi aspetti possano essere per gli “appassionati” del settore) quanto per lanciare un segnale strategico forte e chiaro a tutta l’area della Destra Radicale e a tutti gli ambienti in qualche modo alternativi al potere liberale oggi imperante. L’imperativo del momento deve essere quello di preparare le basi dottrinarie, caratteriali, politiche di un fenomeno di segno opposto, di una contestazione al Sistema, di un VERO E PROPRIO “CONTRO-‘68”. I reduci della sinistra meno omologata possono continuare a criticare alcuni aspetti della economia liberale ma al fondo, accettano tutta la subcultura dell’Occidente moderno americanizzato tanto quanto i liberali. La parola d’ordine deve essere quella di contestare tutto il Sistema, la sua ideologia perversa, il culto del mercato e del profitto, le sue pseudolibertà, i suoi crimini contro l’umanità – l’aborto, la disintegrazione della Famiglia naturale, l’annientamento delle etnie, lo sfruttamento capitalistico, le sue guerre di aggressione e sterminio – il suo apparato bancario e speculativo, la sua gigantesca macchina mediatica di menzogna, le sue migrazioni di massa, il suo stesso (non)stile di vita.
Non si tratta solo di criticare gli aspetti più negativi del Sistema – in questo non siamo del tutto soli in quanto le metastasi del capitalismo sono ormai evidenti a molti – ma le sue stesse basi culturali e esistenziali. Si tratta di scatenare una RIVOLUZIONE CULTURALE, una contestazione integrale al mondialismo e a tutti i suoi derivati. Una contestazione che non si fermi agli aspetti politici, sociali, economici e neppure a quelli ideologici e filosofici – per importanti che tutti questi aspetti possano essere – ma che abbia il coraggio e la determinazione di arrivare fino all’aspetto caratteriale, SPIRITUALE del problema. Il borghese vile e debosciato è sempre terreno fertile per le malattie sessantottine. Lo spartiata, il legionario, il crociato, ne saranno immuni. Sembra un cammino impervio, proibitivo, ma è nostro DOVERE iniziarlo, a tutti i costi. Marzio Gozzoli
|
Orari nel mondo
Login
Ultimi documenti
Ultimo video segnalato
You must have Flash Player installed in order to see this player.



Dopo 40 anni è lecito chiedersi quale è il bilancio del “mitico” ’68. Sconfitto sul piano puramente politico – i sogni della rivoluzione comunista svaniti come nebbia al sole, tanto nelle versioni “ortodosse” leniniste quanto in quelle maoiste o eretiche e libertarie – il ’68 si è preso la sua rivincita nel campo culturale, inteso nel senso più ampio del termine: dalla droga libera e diffusa alla disgregazione della famiglia, l’intera società moderna ormai è sessantottina. E il risultato – insospettabile per quelli che “hanno fatto il ’68” da bravi “compagni” – non è stato il trionfo dello stile vietcong ma l’esatto opposto: l’americanizzazione del costume europeo.








