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| Cambiano cielo, ma non animo…..i musulmani |
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| Mercoledì 19 Novembre 2008 01:00 |
Solo chi non voglia vedere può negare che il dialogo con l’Islam che da tante parti si auspica e si ricerca quasi ossessivamente, è un’illusione dettata più da viltà (ingenuità?) che da pii intendimenti. Il nemico, agguerrito e forte, ha fiutato la paura e furbescamente non si tira indietro: è il lupo che parla con l’agnello prima di sbranarlo. Che coloro i quali ci elemosinano la loro attenzione definiscano i propri interlocutori ‘harbì’, cioè miscredenti, nemici o, più prolissamente, ma più accuratamente ‘coloro ai quali è stata dichiarata guerra’, dovrebbe quantomeno suggerire qualche sospetto, muovere qualche giustificata preoccupazione. La protervia irremovibile, la perseveranza testarda dei ‘dialoghisti’ sono, invece, tuttora invincibili.E se la speranza è forse quella di blandire con le parole l’occupante musulmano, la strategia si esaurisce nel concedergli molto sperando non esiga tutto. Ma il nostro popolo ha altro da elargire?Altro cui accondiscendere? Altro cui acconsentire?
Possiamo subire ancora? Possiamo farci più docili, più accomodanti? Dove troveremo i pretesti per essere più indulgenti e arrendevoli di quanto siamo stati finora? Dove lo spazio per indietreggiare ancora, noi che abbiamo già le spalle al muro? Possiamo concedere oltre? E siamo davvero ancora nella condizione di chi può concedere e non in quella di chi ormai può solo patteggiare? Siamo in grado di dialogare o solo di trattare la resa? C’era Opas nell’ VIII secolo in Spagna a scoraggiare la rivolta contro l’invasione islamica, oggi, nel 2008, in Italia c’è Tauran a dialogare con i musulmani e ad insegnare che Cristianesimo ed Islam si parlano da 1400 anni. Bene lo ricordi il cardinale perché a noi, onestamente, era sfuggito. Ci sembrava invece che da quando è nato (appunto 1400 anni fa) l’unico dialogo che l’Islam ha saputo imbastire con la Cristianità (e non solo) è stato quello armato. Anche il profeta, bontà sua, ha combattuto circa ottanta battaglie di cui una sola difensiva. Gli assedi portati all’Europa sono stati mossi in punta di lancia, scatenando eserciti di tagliagole e non scuole di filosofi. La storia, misteriosamente ciclica, ripete se stessa e come se non fosse stato sufficiente il vescovo spagnolo, ecco qui il dialogante cardinal francese che, oltre ad aver dimenticato il passato, appare incerto anche sugli insegnamenti del Cristo: ‘ andate e predicate il Vangelo ad ogni creatura’. Tauran, con lo scrupolo politically correct di un liberal qualunque, esplicita che “il dialogo interreligioso….. non ha come scopo la conversione, ma la conoscenza reciproca”. C’è solo da sperare che l’alto prelato sospenda gli appassionanti convegni islamocristiani per rileggere la storia e rispolverare il Vangelo. Il suo primo dovere non è quello di dialogare, ma di testimoniare Cristo; portare i Suoi vessilli e non quelli di Maometto; difendere l’Europa cristiana e non abbattere le porte, già spalancate, ai sottomessi di Allah! O ci vuole convincere, Tauran, della buona fede dei maomettani? A schiarire le obnubilate idee del cardinale ci ha pensato Magdi Allam che, in qualità di convertito, conosce bene Allah e gli amici suoi ed ha colto il fulcro della questione: non esiste un Islam buono contrapposto ad uno malintenzionato. Nessuno si illuda o scambi la maschera per il volto! L’Islam ne ha uno solo, quello violento, forgiato dalle parole inequivocabili di Allah. E se le violenze dei cristiani sono un tradimento al Cristianesimo e al Vangelo, quelle islamiche sono compiute in ossequio al Corano. Ci si allontana da Cristo uccidendo chicchessia, ci si avvicina ad Allah sterminando gli infedeli (Cor2,216:vi è prescritta la guerra anche se non vi piace; Cor 66,9: non siate deboli col nemico, né invitatelo a far la pace; Cor 5,33….coloro che si oppongono ad Allah…verranno massacrati o crocifissi o amputati.Queste sono solo alcune delle innumerevoli sure incitanti alla guerra e allo sterminio). Mentre Tauran dà la mano all’Islam, gli islamici in Somalia danno la caccia alle suore; mentre Tauran dichiara guerra al ‘pregiudizio’, in Sudan fanno la guerra ai civili; mentre in Vaticano si dialoga, in India si muore. Ma se è vero che la prudenza di chi parla è inversamente proporzionale al numero delle parole pronunciate, è innegabile che gli incontri, i discorsi, i convegni col mondo islamico sterili non sono stati. Nel fiume delle ipocrisie della mezzaluna rampante, unghie retratte ed incisivi smussati, c’è stato anche chi, sordo alle strategie della sua parte, non s’è trattenuto dal mostrarli, irrilevante se ingenuo o spavaldo, gli artigli! Celebre la frase riportata anche da mons. Bernardini e pronunciata da un importante rappresentante dell’Islam: ‘grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo, grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo’, ma significativo e, conoscendo un poco l’Islam, coerente anche quel ‘voi non avete nulla da insegnarci, noi non abbiamo nulla da imparare’ pronunciato proprio durante un convegno e ricordato dall’arcivescovo di Smirne. Irrevocabile e inappellabile sentenza che tarpa le ali alla fragile libellula delle speranze cristiane, nate e cresciute nell’ignoranza della vera essenza dell’Islam. Figlio del libro dettato (non ispirato) da Dio a Maometto, attraverso l’angelo Gabriele, l’Islam è una religione ‘chiusa’: Maometto è il sigillo dei profeti e la parola di Dio non contaminata dalla mentalità, dalle debolezze, dalle tendenze dello scrivente, che all’Onnipotente presta solo la mano, è di per sé perfetta, immutabile, inalterabile e non assoggettabile ad interpretazione alcuna tanto che il Corano va letto soltanto nella lingua sacra, l’arabo, nella quale è stato scritto, celando ogni traduzione un possibile tradimento del senso originario che potrebbe non essere colto in tutte le sfumature. Il dialogo con i rappresentanti delle altre religioni è per l’Islam un nonsenso: chi può osare aggiungere qualcosa a ciò che Dio ha prescritto parola per parola? Certo non un interlocutore non islamico che è di natura ‘perverso e menzognero’ e che quando è harbì (l’infedele che abita la propria terra) non ha nemmeno il diritto alla vita e quando è dhimmi (l’infedele che abita nelle terre islamiche) merita uno status giuridico che lo limiti, lo controlli e lo umili. Coloro i quali in Italia e in Europa pretendono la casa e la moschea, i diritti civili e il voto e rivendicano nel velo integrale, nella poligamia e nella Shari’a la propria identità, nei loro Paesi d’origine impongono ai dhimmi di essere riconoscibili, di non celebrare funerali’ rumorosi’ di non suonare le campane (laddove le Chiese ci sono…), di non parlare della propria religione davanti ad un islamico. Pretendono diritti e ammettono la schiavitù(chiaramente consentita dal Corano)…..la praticano e la promuovono ancor oggi nelle loro terre illuminate dalle parole del profeta. Costoro, che in casa nostra diventano sindaci (a Rotterdam il primo cittadino è marocchino), impediscono, nelle corti islamiche ai dhimmi di testimoniare contro i musulmani e di parlare in tribunale, negando loro la possibilità di difendersi anche da accuse, quali la bestemmia a Maometto, che portano dritti alla forca. I maomettani che in Italia sono i primi ad usufruire di asili e case popolari impongono ai dhimmi il pagamento di due tasse: kharadj, dovuta per il solo fatto di occupare il suolo islamico e dijza, che ribadisce la condizione di affittuario della terra: un dhimmi, secondo il Corano, in terra islamica non può divenire mai proprietario. Gli è inoltre negato il diritto di armarsi e, dulcis in fundo, se la vittima di qualsiasi reato è un infedele, il colpevole del delitto sconterà una pena attenuata. Non è ’ammazzare un fascista non è reato’, ma quasi… Con tali premesse dottrinali i musulmani hanno partecipato, i primi di Novembre, al seminario ”L’amore di Dio , l’amore del prossimo”………. La “religione della pace”, che ama lo scontro violento, descrive le nostre terre quali Dar al Harb (casa della guerra), ma la guerra islamica non è gioco di signori (Cor 9,5:uccidete gli idolatri ovunque li troviate, fateli prigionieri e combatteteli con ogni genere di tranelli), nessuna regola morale la modera, nessuna legge naturale la limita: è la brutale soppressione del nemico. Nell’Islam non esiste legge naturale diversa dalla Shari’a e, dunque, universalmente valida. Non concependo alcun diritto universale che sia connaturato all’uomo, anche i diritti dei prigionieri non esistono essendo anch’essi sottoposti all’unica legge che il “ fedele” riconosce: quella dettata dal Corano. Il versetto spesso citato “in seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto” viene considerato abrogato dai successivi che esortano ad uccidere e torturare i prigionieri. E nella realtà i prigionieri dei musulmani hanno sempre subito destini tragici: la pietà non è nell’imperscrutabile cuore di Allah. Non ci meravigli! Sbaglia per innumerevoli ragioni chi paragoni Cristianesimo e Islam! I due monoteismi sono sideralmente lontani. Il Dio del Corano è un Dio di contraddizioni e irrazionalità: inavvicinabile, inconoscibile, in nessun modo accessibile, precluso alla ragione e al sentire dell’umanità. Egli non è essenza né persona. Gli uomini non ne possono cogliere né la grandezza, né la misericordia. La conoscono perché Egli così si è chiamato, grande e misericordioso, e solo Lui ha definito Bene e Male, ma in qualsiasi momento, a Suo piacimento, potrebbe ribaltare questa antinomia. E’ Bene ciò che Dio ha definito Bene, indipendentemente da ciò che la coscienza illuminata dalla ragione riconosce come tale: Dio indica come giusta la tortura e l’omicidio, allora tortura e omicidio sono giusti!!! L’Islam è il regno del relativismo. “E il Verbo si fece Carne”, così, con tratto scarno, ma teologicamente perfetto, Giovanni descrive insieme l’Incarnazione del Cristo e la natura del nostro Dio: logos, ragione e persona. Dio della parola e della condivisione, il Dio cristiano; Dio che chiama alla guerra, che chiede obbedienza cieca e pretende sottomissione, quello islamico. Dio dell’umanità, Cristo; Dio dei suoi soli fedeli, Allah. Ieri la Chiesa di Roma, zittiti i suoi Opas, benediva gli eserciti che combattevano i sottomessi al Dio della violenza, della tortura, della schiavitù; oggi i Tauran con quegli stessi fedeli scendono a patti: è ingenuità, follia, connivenza o tradimento? |
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Solo chi non voglia vedere può negare che il dialogo con l’Islam che da tante parti si auspica e si ricerca quasi ossessivamente, è un’illusione dettata più da viltà (ingenuità?) che da pii intendimenti. Il nemico, agguerrito e forte, ha fiutato la paura e furbescamente non si tira indietro: è il lupo che parla con l’agnello prima di sbranarlo. Che coloro i quali ci elemosinano la loro attenzione definiscano i propri interlocutori ‘harbì’, cioè miscredenti, nemici o, più prolissamente, ma più accuratamente ‘coloro ai quali è stata dichiarata guerra’, dovrebbe quantomeno suggerire qualche sospetto, muovere qualche giustificata preoccupazione. La protervia irremovibile, la perseveranza testarda dei ‘dialoghisti’ sono, invece, tuttora invincibili.E se la speranza è forse quella di blandire con le parole l’occupante musulmano, la strategia si esaurisce nel concedergli molto sperando non esiga tutto. 








