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Europa o Occidente. Una scelta decisiva PDF Stampa E-mail
Domenica 27 Dicembre 2009 09:07
Tratto da "Ordine Futuro" n. 4
Che la Russia stia fuori dall’Europa. È questo l’ordine perentorio che arriva d’oltreoceano. E il fedele Barroso obbedisce, e i media si affannano a strillare isterici: Putin non è democratico…è autoritario…è omofobo…è autarchico…è retrogrado…è un assassino di giornalisti e di spie!
Affari loro, direbbe qualcuno. No, affari nostri! E sì, perché se la Russia sta fuori dall’Europa chi ci rimette è il popolo europeo. Gli americani no, perché così possono continuare a trattarci da colonizzati, bisognosi delle grasse banche cosmopolite e del loro aiuto “paterno”. Gli israeliani nemmeno, perché avranno meno ostacoli alla guerra che presto faranno all’Iran – con l’aiuto di Bush, il loro servo stupido. E Putin? Alla Russia occorre il genio europeo, occorre la nostra tecnologia, ma riuscirà a sopravvivere anche senza di noi, ricca com’è di materie prime. Noi no. Senza Putin, senza le sue risorse energetiche, senza le sue miniere e senza gli enormi scambi commerciali con la Russia, l’Europa è finita. Lo sapevano bene Napoleone e il kaiser, in una visione geopolitica che includeva l’immenso territorio russo nel loro ideale europeo. I nostri politici invece non lo sanno o fanno finta di non saperlo, e invece di adoperarsi affinché il popolo europeo trovi finalmente unità e indipendenza si indignano perché la polizia russa prende a calci in culo qualche finocchio alla Luxuria. Ecco la lungimiranza degli onorevoli italiani: prima i diritti dei pervertiti poi, forse, quelli del popolo sano e lavoratore.

Mentre quindi qui, nella grande Italia democratica e liberale l’economia va in malora e la classe dirigente – che non dirige nulla se non i suoi affari – si ingrassa allegramente, nella Russia omofoba e retrograda succede il contrario.
Per esempio in politica estera.
Scrive il generale Vinod Saighal: Mosca ha sfidato Washington riguardo l’Iran, ha rifiutato le sue proposte di sanzioni contro Teheran, permettendo la costruzione della prima centrale nucleare iraniana e non volendo ritornare sulla sua decisione di vendere all’Iran missili antiaerei per la somma di 700 milioni di dollari – si tratta dei nuovi sistemi missilistici antiaerei TOR-M1, in grado di garantire un’efficace difesa nei confronti di missili terra-aria e bombe aeree regolate, e di identificare contemporaneamente 48 obiettivi, nonché di attaccarne in contemporanea due volanti sino ad un’altezza di sei chilometri – Mosca e Teheran sembrano aver stabilito un’alleanza strategica per resistere all’egemonia statunitense nella regione caspica.[1]

Tutto questo in aperto contrasto ai diktat americani e alla loro strategia di dominio nella regione. Dominio che gli consentirebbe di isolare Putin sotto l’aspetto energetico, attraverso il gasdotto studiato dalle compagnie petrolifere americane, il “Nabucco”: un tubo che raccoglie il gas da Turkmenistan e Kazakistan, passa sotto il Mar Caspio, attraversa la Georgia – amica di Bush – e i Balcani e porta il gas a Vienna, evitando così di passare per il territorio russo. Gli strateghi angloamericani devono prima però fare i conti con Russia e Iran: i due Stati possono infatti porre il veto a qualsiasi opera che passi nei fondali del Mar Caspio.
Come risponde Putin, da vero statista – categoria alla quale non appartiene ovviamente il nostro bonario e sereno Prodi, ex consulente della banca d’affari Goldman Sachs – alle accuse rivoltegli dai burocrati europarlamentari? Ecco come parla un uomo con gli attributi: “C’è un solo centro di autorità, un solo centro di forza, un solo centro di decisione. È un mondo dove esiste un solo padrone, un solo sovrano. E questo non ha nulla a che fare con la democrazia. La Russia, ossia noi, riceviamo continue lezioni di democrazia. Ma per qualche motivo, chi ci dà lezioni non vuole imparare lui stesso. Io ritengo che il modello unipolare non è solo inaccettabile ma anche impossibile nel mondo d’oggi. Azioni unilaterali e spesso illegittime non risolvono alcun problema. Anzi hanno causato tragedie umane e creato nuovi centri di tensione. Giudicate voi stessi: guerre e conflitti regionali e locali non sono diminuiti. E non muore meno gente in questi conflitti, anzi muoiono più di prima. Molto, molto di più.
Oggi vediamo un quasi incontrollato iper-uso della forza militare nelle relazioni internazionali, e questa affonda il mondo in un abisso di conflitti permanenti.
Un solo stato, gli Stati Uniti, ha scavalcato i suoi confini nazionali in ogni modo. Lo si vede dai sistemi economici, politici, culturali ed educativi che impone alle altre nazioni. Ebbene: a chi piace questo? Chi è a suo agio con questo?
Il prodotto interno lordo combinato di Cina ed India è già superiore a quello degli Stati Uniti. E il prodotto interno congiunto dei Paesi del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) supera il PIL dell’Unione Europea. E questa tendenza crescerà in futuro (…). A questo proposito penso che il ministro italiano della Difesa abbia detto una cosa inesatta. Io ho capito che secondo lui l’uso della forza è legittimo quando la decisione è presa dalla NATO, dalla UE o dall’ONU. Se pensa così abbiamo punti di vista diversi: l’uso della forza deve essere considerato legittimo solo se la decisione è sanzionata dall’ONU.
In accordo con gli Stati Uniti noi abbiamo accettato di ridurre la nostra capacità nucleare e missilistico-strategica a 1700-2000 testate entro il dicembre 2012. Noi speriamo che i nostri partner si trattengano dal mettere da parte un duecento bombe atomiche per i giorni difficili.

I piani per espandere la difesa anti-missile all’Europa non possono che disturbarci; chi ha bisogno di una cosa che sarà l’innesco di una inevitabile corsa agli armamenti? – Putin si riferisce chiaramente allo scudo stellare che la prepotente America vuole in Polonia, suo Stato vassallo – Dubito molto che siano gli europei. Un missile con portata di 5-8 mila chilometri capace di minacciare realmente l’Europa non esiste in nessuno dei Paesi che chiamiamo “problematici” – gli USA pretendono i sistemi missilistici in Polonia con la scusa di rispondere a fantasmagorici attacchi dall’Iran. È chiaro che i missili saranno puntati invece sul Cremlino – Il nostro esercito sta lasciando la Georgia, ed anche prima del tempo stabilito. Ma che succede intanto? Nello stesso momento avanza la cosiddetta “linea flessibile del fronte” con basi americane di cinquemila uomini ciascuna.
Risulta che la NATO stia piazzando le forze del suo fronte ai nostri confini, e noi continuiamo ad aderire agli obblighi del trattato e non reagiamo a queste azioni. Abbiamo il diritto di chiedere: contro chi è diretta questa provocazione? – Vorremmo poterti rispondere, caro presidente: contro di te e contro il tuo popolo. Hai osato sfidare la mafia sionista mandando in Siberia il loro correligionario Khodorkovsky? Ti sei ripreso la Yukos, la compagnia petrolifera regalatagli da Eltsin per 250 miseri milioni di dollari – e sì, perché il suo valore reale, verificato alla prima quotazione di Borsa, era di 19 miliardi di dollari! – sfidando anche coloro che gli avevano prestato il malloppo, ossia i banchieri “londinesi” Rotschild? E ora devi pagare. – E’ ovvio che i prezzi energetici devono essere determinati dal mercato e non dalla speculazione politica, o da ricatti e pressioni economici – il riferimento è ovviamente all’altro Stato vassallo di Bush, l’Ucraina – C’è un altro tema che incide direttamente sulla sicurezza globale: la lotta alla povertà. Ma cosa accade di fatto in questo settore? Da una parte sono stanziate risorse e si fanno programmi per i Paesi più poveri. Ma per essere onesti, queste sono collegate allo sviluppo delle imprese del Paese donatore: una mano distribuisce aiuto di carità e l’altra mano non solo mantiene l’arretratezza economica, ma ne ricava anche profitti – le multinazionali e le ONG, cavalli di Troia del mondialismo – La tensione sociale che cresce nei Paesi depressi finisce inevitabilmente per far crescere l’estremismo, alimenta il terrorismo e i conflitti locali. E quando ciò accade nel Medio Oriente dove cresce il sentimento di essere trattato in modo sleale dal mondo nel suo complesso.
Allora ecco il rischio di una destabilizzazione globale. C’è gente che cerca di trasformare l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa in un volgare strumento di promozione degli interessi di un solo Paese o di un gruppo di Paesi. Le procedure decisionali e il coinvolgimento delle cosiddette Organizzazioni non governative sono fatte su misura per questo.
Queste Organizzazioni, formalmente indipendenti, sono finanziate con certi scopi
– diffondere la globalizzazione economica e culturale, inoculare nel popolo russo gli illuminati principi del nuovo ordine mondiale – e quindi controllate.[2]

Mai sentiremo Berlusconi o Prodi fare discorsi simili. Perché non sono liberi, sono ricattabili dal potere occulto che li sostiene. Soprattutto Prodi, il maggiordomo di lusso di Banca Intesa e Fondazioni varie, ingrassatosi coi proventi che Goldman Sachs gli ha elargito per anni – 1,4 milioni di sterline tra il 1990 e il 1993 attraverso la sua società “Analisi e Studi Economici”di Bologna [3] – favori che lui ricambiava svendendo i patrimoni di Stato controllati dall’IRI.
Putin invece è un uomo libero. È una libertà che gli viene da un sostegno popolare ormai plebiscitario. È questa libertà che gli permette di sfidare gli USA a tutto campo, da quello economico a quello militare.
L’industria bellica russa è in forte espansione e sempre più Paesi richiedono la sua tecnologia, compreso il giardino degli yankee, il Sudamerica. Tra poco il fucile mitragliatore AKM – il famoso Kalashnikov – sarà prodotto quasi alle soglie di casa, in Venezuela, e soprattutto esportato negli altri Paesi dell’America Latina, Medio Oriente, Africa e Asia. Il contratto firmato a Mosca durante la visita del presidente Chavez prevede la costruzione di una fabbrica di AK-103, per un valore che supera i 200 milioni di dollari. Nel 2005 le esportazioni russe di armi hanno superato il record di 6,1 miliardi di dollari, con un portafoglio ordini annunciato sui 17 miliardi. Nei primi mesi del 2006 Putin ha portato a casa almeno due grossi contratti miliardari con Paesi emergenti: ad Algeri ha venduto 36 cacciabombardieri MIG-29 SMT per un valore di 1,5 miliardi di dollari, e altre forniture condurranno a un totale di 3,5 miliardi. Poi il contratto venezuelano, per ben 3,5 miliardi di dollari, che include 24 caccia SUKHOI SU-30 e 53 elicotteri tipo MIL-MI, oltre a sistemi antiaerei, pattugliatori navali e a un sottomarino della classe Amur. Sembra imminente anche un accordo con l’Argentina che comprenderebbe la fornitura di elicotteri MI-17 e MI35M, pattugliatori navali missilistici veloci, sistemi di difesa aerea tipo Tungusta e altre armi leggere. La Cina è stata il migliore acquirente, con 6 sottomarini e un cacciatorpediniere, per un totale di 2,2 miliardi di dollari, seguita dall’India, con un sottomarino Kilo armato di complessi missilistici Club-S, un’unità da sbarco a cuscino d’aria Murena e cinque kit per la produzione su licenza del cacciabombardiere Sukhoi SU-30MKI – a proposito dell’India: notizie di questi giorni confermano l’acquisto di altri 16 caccia da addestramento e la possibilità di produrre su licenza carri armati T-90S, per un totale di 9 miliardi di dollari. [4]
La tecnologia bellica russa fa gola perché, checchè ne dicano i fans di Bush – come l’ex ministro Martino, che ha preferito spendere i soldi dei contribuenti per acquistare gli F-16 USA – è ormai superiore a quella americana, e più a buon mercato. Basti pensare al nuovo sistema stealth inventato dagli ingegneri russi per la loro aeronautica militare, estremamente più funzionale di quello yankee: un generatore di plasma, che produce una “nube” ionizzata che assorbe le onde radar e che avvolge il caccia in volo. Il generatore è piccolo e leggero e non interferisce in alcun modo nel pilotaggio, a differenza degli impacciati e costosissimi F-117 e B-2 statunitensi che si basano su superfici alari che disperdono le onde radar. [5]

E mentre in Italia politici poco assennati si scontrano con la Chiesa per far passare i DICO ed affermare i diritti degli invertiti, Putin riesce in una impresa che rimarrà nella Storia: riunifica gli ortodossi russi e quelli che ne fuoriuscirono a causa delle persecuzioni sovietiche in una sola grande Chiesa ortodossa. Ecco parte del discorso dello zar, tenuto nella bellissima Chiesa di Santo Stefano il 19 maggio, alla presenza delle massime autorità ecclesiastiche:  “Questa unità rappresenta uno slancio spirituale importante per la consolidazione del mondo ortodosso intero, per l’intero mondo russo. Un mondo che è stato tragicamente diviso dalla rivoluzione e dalla guerra civile. La Chiesa ha contribuito a conservare non soltanto la fede ma anche la relativa identità nazionale, ha conservato la nostra cultura, la nostra lingua e lo spirito della Russia. Durante questi ultimi anni abbiamo sviluppato rapporti senza precedenti con la Chiesa ortodossa, che ci ha aiutato a realizzare gli obiettivi nazionali, sia sociali che educativi. Sono sicuro che l’unità della Chiesa ci darà la forza per moltiplicare la devozione e gli sforzi che dobbiamo alla terra dei padri. Permetta – rivolto al Patriarca – che ringrazi tutti coloro che hanno partecipato all’evento. Vi auguro molti anni di servizio attivo al popolo, alla Chiesa, alla madre Russia e a Dio. Coloro che hanno messo le loro firme su questo documento storico hanno introdotto i loro nomi nella Storia della Chiesa ortodossa e nella Storia della Russia. Grazie.[6]

A proposito di riappacificazione, sembra che il Santo Padre riesca nell’impresa di avvicinare il mondo ortodosso e quello cattolico. Giovanni Paolo II non ci era riuscito, forse perché i tempi non lo permettevano, o più semplicemente perché non ne vedeva l’impellente necessità.
Molto probabilmente Ratzinger sarà protagonista di un evento storico che contribuirà ad avvicinare la Russia all’Europa, nel segno di una ritrovata unità spirituale. Ma Paolo Mieli, direttore del Corriere – il Jerusalem Post italico – non è contento, così ordina al suo scagnozzo Fabrizio Dragosei di infamare Putin: lo zar autoritario se la prende sempre con quei poveri oligarchi! Ostacola il libero mercato! Arresta le checche! Ha voglia di strillare il signor Dragosei, intanto Putin continua per la sua strada, determinato a far piazza pulita dei delinquenti.
Come il banchiere sionista Alexej Frenkel, ora arrestato per essere il mandante dell’omicidio del primo vicepresidente della Banca Centrale Andrei Kozlov. Il povero Kozlov aveva ritirato le licenze ad una delle banche di Frenkel per gravi irregolarità contabili: ecco perché venne freddato da killer professionisti nel pieno centro di Mosca. Sembra che l’impunità dei tempi di Eltsin sia finita, l’arroganza del potere mafioso comincia ad avvertire il gelo delle galere siberiane.
Ma non è solo l’usura bancaria a spingere per un cambio di regime, sono anche le multinazionali del petrolio angloamericane; come la BP. Lo sfruttamento estero delle risorse russe ha subito una battuta d’arresto: il governo ha sospeso l’autorizzazione all’estrazione del greggio per presunte irregolarità. Prima il popolo russo, poi, se avanza, gli angloamericani. È così che si fa. Come descritto nei numeri precedenti di OF il colosso Gazprom non solo sopperisce al fabbisogno energetico russo, ma esporta milioni di tonnellate di gas in altre parti del mondo, compresa l’Europa. Ma la Russia guarda avanti, non vive, come noi, giorno per giorno. Ecco perché gli ingegneri nucleari sono febbrilmente al lavoro per affinare la tecnologia atomica. Una di loro, la giovane e intelligente Anna Belova, è stata incaricata da Putin in persona di riorganizzare da zero il settore nucleare – nonostante la Russia già nel 2005 abbia esportato combustibile nucleare per 2,5 miliardi di dollari. L’obiettivo: riunire le imprese del settore in una sola mega industria – si chiamerà Atam - costruire 40 reattori nei prossimi venticinque anni, capaci di raddoppiare le capacità delle attuali 10 centrali e apertura ai canali privati. Risultato: con il nucleare civile la Russia potrebbe sopravvivere all’esaurimento delle risorse petrolifere e tenere in pugno l’energia del domani. Dice la Belova: Se il piano funziona cambia l’intera economia della Russia.

Tutto questo mentre l’amichetto di Luxuria, Pecoraro Scanio, si scandalizza al solo sentir parlare di nucleare e di TAV! Ma lo sa il nostro ministro che le centrali atomiche premono sui nostri confini, in Svizzera, in Austria, in Francia? A forza di perbenismo e luoghi comuni diverremo degli straccioni. Infatti, mentre da noi i rosso-verdi ci faranno rimanere forse senza TAV – quindi tagliati fuori dall’Europa – i tedeschi e i russi si accordano per allestire insieme una linea ferroviaria moderna, capace di trasportare 400 mila tonnellate di merci dalla Cina alla Germania. Il presidente delle ferrovie russe, Vladimir Yakunin: “Oggi il mercato dei trasporti vale circa mille miliardi di dollari l’anno. Se solo un quinto del traffico merci tra l’UE e l’estremo oriente traversasse la Russia, non è difficile calcolare quanto denaro potrebbe intercettare il mio Paese. Senza contare che l’infrastruttura del trasporto ferroviario, e le attività logistiche connesse, certamente creeranno sviluppo per le regioni che il traffico attraverserà. E penso che anche la nostra industria avrà più ordinativi.[7]  Ha capito, compagno ministro, come si ragiona?
 
Ma noi, ormai, siamo solo una colonia degli Stati Uniti e della grande finanza anglosionista. È addirittura Richard Perle, noto neocon e fanatico sostenitore della guerra all’Islam, ad ammettere che l’Italia sta seguendo la stessa strada dell’Argentina verso la rovina. Perché siamo una colonia? Ce lo spiega Antonella Randazzo in un acuto articolo apparso sul sito del quotidiano russo Prava [8]: Le scelte di politica economica tendono ad avvantaggiare il capitale straniero piuttosto che lo sviluppo del Paese, come accade in una colonia. Le aziende italiane sono state in gran parte rilevate dalle grandi corporation angloamericane. Oggi l’Italia è il Paese europeo meno competitivo, e che ha più aziende in mani straniere (…), pur di esigere i pagamenti il FMI non esita a chiedere tagli alla spesa pubblica (sanità, scuola…) e ulteriori privatizzazioni. Lo scopo principale del FMI è quello di impoverire i cittadini italiani, in armonia con ciò che già, nel 1998, svelava Zbigniew Brzezinski – sionista e autorevole membro dei think-tank mondialisti – nel suo libro La grande scacchiera: il primato americano e i suoi imperativi geostrategici (…). L’Europa occidentale è in larga misura un Protettorato americano e i suoi Stati ricordano i vassalli e i pagatori di tributi dei vecchi imperi (…). L’Europa doveva essere indebitata e impoverita affinché il dominio statunitense potesse imporsi su tutta l’Eurasia. Occorreva con urgenza impoverire i ceti medi – aggiungerei che a riguardo sta provvedendo con sollecitudine Padoa Schioppa – (…) Le campagne mediatiche menzognere fanno credere che il FMI e la BCE tengano alla stabilità del Paese, mentre è l’esatto opposto: vogliono tenere in scacco l’intera economia, strozzandola con il debito e rendendola poco competitiva. I nostri politici, anziché cercare di contrastare il potere del FMI, lo assecondano, mostrando così che l’Italia è soggiogata anche politicamente al potere straniero, come una colonia (…). Le riforme neoliberiste imposte dal FMI hanno sottratto ricchezza alla classe media, per arricchire l’élite già ricca (…). Ciò spiega perché le famiglie ricche italiane, come i Benetton e i Pirelli, siano così accondiscendenti alla colonizzazione dell’Italia (…). Un Paese risulta soggetto al dominio coloniale quando non è padrone del proprio territorio – sono 113 le basi americane e 60.000 i soldati yankee che occupano il nostro suolo, muniti di 90 testate nucleari! – e non sceglie liberamente la propria organizzazione politica ed economica (…). Il debito è in realtà una forma di tassazione di tipo coloniale imposta dalle banche. Esso non sarà mai estinto, affinché l’Italia possa rimanere in eterno assoggettata all’élite bancaria – Putin l’ha fatto, ecco la sua colpa più grande. Le finanziarie hanno anche l’obiettivo di stanziare denaro per la partecipazione alle guerre del Paese dominante, e nell’ultima finanziaria il governo ha aumentato tali spese a 20.354 miliardi di euro, che è una somma altissima per un Paese che non ha nemici e ufficialmente non è in guerra (…). Ogni Paese sottomesso ad un potere coloniale è obbligato a partecipare alle spese militari del Paese imperiale.
Gli italiani pagano il 41% del costo di stazionamento delle basi americane, si tratta complessivamente di 366 milioni di dollari all’anno (…). La privatizzazione delle aziende pubbliche ha prodotto perdite economiche gravissime, il peggioramento della qualità dei servizi e l’aumento del costo per l’utente –
quanti pensano che le Poste, le Ferrovie, la Telecom, le Autostrade siano ora più efficienti ed economiche? (…). Se i nostri ministri dovessero davvero difendere gli interessi dei cittadini, contro le corporations e le banche, sarebbero immediatamente richiamati all’ordine dalle autorità della UE e da quelle statunitensi. Tre grandi banche, Morgan Stanley, Goldman Sachs – amica di Prodi – e Ubs, possono far salire o scendere qualsiasi titolo, avendo nelle mani il 70% del credito speculativo mondiale (…), ciò consente ai grandi colossi bancari di preparare i  terreno per appropriarsi di aziende come Alitalia (…).
Che il popolo europeo abbia il coraggio di guardare a Est e la smetta di fare il servo sciocco dell’America, un impero senza civiltà avviato verso un declino irreversibile. Prima che sia troppo tardi.
Angelo Galluzzi


 

Note

[1] Pravda – 5/1/2007
[2] tratto dal discorso di Putin alla Conferenza per la Sicurezza a Monaco l’11 febbraio scorso
[3] fonte Daily Telegraph del 29/05 da effedieffe.com
[4] RIANOVOSTI
[5] M. Blondet – Stare con Putin?
[6] Kremlin.ru
[7] M. Blondet – Stare con Putin?
[8] Italia.pravda.ru




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