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Lunedì 05 Gennaio 2009 01:00 |
 “ Figlio della perdizione colui che si innalza su tutto ciò che è chiamato Dio o che è oggetto di culto, fino a sedersi egli stesso nel tempio di Dio, dichiarando se stesso Dio.”
Per il settimo giorno consecutivo l’aviazione di Tsahal ha compiuto raids mortali nella Striscia di Gaza: nel momento in cui scriviamo si contano 437 morti e oltre duemila feriti.
L’operazione militare è iniziata nel giorno ‘sacro’ di Sahabbat Hanukkàh, festività che, introdotta dal rabbinato per onorare l’identità ebraica e estirpare i nemici di Israele, ha oggi come obiettivo a breve termine quello di decapitare i vertici di Hamas e traumatizzare la popolazione civile palestinese. Hamas aveva infatti conquistato il consenso della totalità della popolazione di Gaza in elezioni regolarmente tenutesi nel 2006 e perse da Abu Mazen, considerato fin troppo compromesso col regime sionista, di cui ha persino appoggiato la presente aggressione nei confronti di Gaza. Il governo israeliano, “frontiera della democrazia occidentale in medio oriente”, aveva come tutta risposta cinto d’assedio la Striscia bloccandone i varchi con l’esterno che le garantivano gli essenziali approvvigionamenti, condannandola a divenire un lager a cielo aperto in cui si trascina una popolazione stremata e affamata.
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Effetti dei bombardamenti all'uranio impoverito |
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Giovedì 20 Novembre 2008 01:00 |
Dal seguente link si può scaricare un file pps che fa vedere gli effetti dell'uranio impoverito in Iraq. Le immagini presenti possono essere viste solo da chi ha uno stomaco forte.
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Cambiano cielo, ma non animo…..i musulmani |
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Mercoledì 19 Novembre 2008 01:00 |
 Solo chi non voglia vedere può negare che il dialogo con l’Islam che da tante parti si auspica e si ricerca quasi ossessivamente, è un’illusione dettata più da viltà (ingenuità?) che da pii intendimenti. Il nemico, agguerrito e forte, ha fiutato la paura e furbescamente non si tira indietro: è il lupo che parla con l’agnello prima di sbranarlo. Che coloro i quali ci elemosinano la loro attenzione definiscano i propri interlocutori ‘harbì’, cioè miscredenti, nemici o, più prolissamente, ma più accuratamente ‘coloro ai quali è stata dichiarata guerra’, dovrebbe quantomeno suggerire qualche sospetto, muovere qualche giustificata preoccupazione. La protervia irremovibile, la perseveranza testarda dei ‘dialoghisti’ sono, invece, tuttora invincibili.E se la speranza è forse quella di blandire con le parole l’occupante musulmano, la strategia si esaurisce nel concedergli molto sperando non esiga tutto.
Ma il nostro popolo ha altro da elargire?Altro cui accondiscendere? Altro cui acconsentire?
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