Acquista online
Ordine Futuro
Notizie
Formazione
| Orientamenti per la ricostruzione nazionale |
|
|
|
| Venerdì 27 Novembre 2009 20:33 |
|
Tratto da "Ordine Futuro" numero 5
Da troppo tempo un’interpretazione edulcorata e falsa del cattolicesimo, mortifica il contenuto della dottrina e della prassi della Chiesa. L’alterazione del cattolicesimo riguarda tutti gli ambiti che interessano l’uomo nella sua pienezza: religione, morale, cultura, politica, economia. Tutto, in vario grado, è stato intaccato dal compromesso che gli adepti del modernismo (1) hanno realizzato, di volta in volta, con il protestantesimo, con lo scientismo, con il democratismo, con il liberalismo, con il comunismo. È innegabile che la sconfitta militare dell’Italia fascista abbia avuto dure ripercussioni per la Chiesa cattolica, colpevole, a giudizio dei vincitori democratici liberali e comunisti, di aver sostenuto il fascismo e di essere stata da esso privilegiata con un concordato – quello del 1929, passato alla storia con il nome di Patti Lateranensi - che può, a ragione, essere considerato una vera e propria pietra miliare dei rapporti fra Stato e Chiesa. Concordato dal significato profondo, capace di annullare i nefandi contrasti, suscitati dal risorgimento massonico e liberale, tra il nuovo Stato unitario italiano e la Chiesa Romana, e di riallacciare il legame fra lo Stato stesso e l’identità nazionale.Cattolici democratici e cattolici liberali, forti del senso di colpa instillato nella gerarchia cattolica, hanno imperversato, maltrattando e falsando il contenuto e la prassi del cattolicesimo al fine di adattarli alle varie “stagioni” culturali e politiche. Ma il corpus dottrinale non si piega, non si adatta ai desideri dei pavidi e dei corrotti, resta lì, nella sua limpidezza, a disposizione di chiunque voglia affrontare virilmente il duro compito di vivere secondo verità (compito che si rivela ancor più difficile, e nel contempo affascinante, in un contesto come quello attuale, dominato dalla menzogna). Dottrina che non può restare mera teoria, astratta enunciazione di nobili principi ed insegnamenti, ma che deve essere realizzata nei fatti, ossia dar luogo ad uno stile di vita con essa coerente. Un impegno alto dunque, che spinge la persona ad esercitare, con il necessario aiuto della grazia celeste, un’azione finalizzata alla piena realizzazione di sé secondo l’ordine naturale e divino (2). Il compito che Forza Nuova si è data è quello di contribuire, in maniera efficace, alla necessaria opera di ricostruzione della nazione italiana, e, perché ciò possa avvenire, è indispensabile che vi sia chiarezza circa alcuni punti di carattere dottrinale. Uno di questi riguarda i principi che fondano l’azione politica, la quale deve essere saldamente ancorata ad essi e non, come invece purtroppo spesso accade, dettata da superficialità e da momentanei entusiasmi. Lungi dalla pretesa di esaurire un simile argomento con queste poche righe, lo scopo di chi scrive è quello di offrire un contributo al raggiungimento della chiarezza necessaria a porre le fondamenta di una vera rinascita nazionale, la quale non può che realizzarsi su principi certi e capaci di orientare rettamente la vita dei singoli e delle comunità. Principio e fondamento dell’agire politico Principio e fondamento dell’agire politico è Dio, il quale ha stabilito ogni cosa. L’esistente c’è in quanto Dio lo ha pensato, voluto e creato (3) dando l’essere a ciò che, altrimenti, sarebbe nulla; conferendo ad ogni ente (4) creato una sua propria natura, uno specifico modo di essere, che lo rende ciò che è e non altro, in un contesto di relazioni, non casuali ma determinate e finalizzate, intercorrenti fra gli enti stessi. L’uomo, animale sociale e razionale, dotato di libero arbitrio, è chiamato a riconoscere questa verità, di per sé evidente, organizzando la propria vita, sia sul piano personale che sul piano sociale, conformemente ad essa. L’organizzazione del consorzio umano associato è compito della politica, la quale è scienza che concerne gli strumenti necessari per realizzare il bene più importante delle cose umane: il bene comune, dal momento che ogni uomo è, per natura, parte della comunità e non può raggiungere il proprio bene, sempre sul solo piano umano, se non come bene anche della comunità. Il fine più alto della politica, dunque, è quello di organizzare la società degli uomini secondo l’ordine naturale e divino, dato che Dio di quest’ordine è il creatore, e per il bene comune. L’ordine naturale L’ordine naturale è l’insieme delle relazioni tra le cose – umane e materiali – esistenti, secondo ciò che tali cose sono capaci di essere e di fare per nascita, ossia per natura. Ma l’ordine naturale non riguarda solo le relazioni tra le cose esistenti, riguarda anche le cose esistenti stesse, le quali, colte singolarmente, mostrano di rispondere ad una costituzione non casuale che le rende ciò che sono. Tale costituzione di principio è riscontrabile osservando le inclinazioni naturali, seguendo le quali ogni ente realizza sé stesso appunto per ciò che è. Per quel che riguarda l’uomo, l’inclinazione naturale è il rapporto di congruenza tra una certa azione e la sua natura umana. Le principali inclinazioni naturali che caratterizzano l’uomo sono: - la conservazione della vita (prima di ogni cosa, occorre vivere); - l’unione dei sessi, l’allevamento e l’educazione dei figli; - la vita in società e la conoscenza della verità intorno a Dio, ossia intorno alla causa dell’esistenza delle cose. Attenzione! Le inclinazioni naturali non sono da intendere come ciò che è sentito come piacevole. Seguendo le inclinazioni naturali, dunque, le cose esistenti conseguono il loro proprio fine, che consiste nella realizzazione di sé secondo ciò che si è per natura, ossia secondo ciò che si è capaci di essere e di fare per nascita. Questa realizzazione di sé, secondo la propria natura, costituisce il fine ed il bene della cosa esistente. La finalità delle cose esistenti, e la loro costituzione rispondente ad un criterio preciso per cui le cose sono quelle che sono, mette in luce l’esistenza di una causa prima dalla quale ciò che esiste è scaturito: un’intelligen- za che ha pensato, voluto e creato ciò che esiste, costituendolo secondo un modo di essere che ne fonda la natura. Dunque, se le cose stanno in questi termini, se tutto è così determinato da una costituzione di principio, fissata da una volontà esterna alla creatura, per quale motivo vi sono persone che vivono in maniera tale da contraddire le inclinazioni naturali, avvertendo come piacevoli cose che sono palesemente contrarie all’ordine naturale? La risposta a questa domanda va ricercata riflettendo sull’uomo e quanto lo distingue dalle altre creature. Ciò che caratterizza la natura umana è la razionalità, ossia il possesso di facoltà quali l’intelligenza e la volontà. L’uomo, a differenza delle bestie, non è guidato dall’istinto ma dalla ragione; egli infatti, attraverso l’uso di tutte le sue facoltà (sensi, intelligenza, volontà), discerne ciò che gli si presenta, scegliendo se fare o non fare una cosa. Questa considerazione, mette in luce un altro aspetto fondamentale della natura umana: la libertà, ossia la facoltà di porre o no l’atto e di scegliere. I sensi presentano le cose all’uomo il quale, attraverso l’uso della ragione e della volontà, decide se accettarle o non accettarle. La libertà presuppone, dunque, la capacità di esprimere un giudizio, il quale dipende dall’esattezza del discernimento operato. Se il giudizio sulle cose è erroneo, ossia non corrispondente alla verità (verità= adeguazione tra intelletto e realtà), è chiaro che le scelte si rivelano sbagliate, impedendo il conseguimento del fine (5). Può accadere, addirittura, che una persona avverta come piacevole un atto contrario alla natura umana. Come è possibile ciò? Lasciando perdere casi dovuti a forme che potremmo definire di patologia mentale, la risposta più esauriente a questa domanda la fornisce la dottrina cattolica, mediante il dogma del peccato originale. Vi è, infatti, un peccato d’origine, un’offesa recata a Dio da parte dei progenitori, i cui effetti connotano l’umanità d’ogni tempo e d’ogni luogo. Tra questi effetti, vi sono le “ferite” riportate dall’intelligenza e dalla volontà per cui alcuni, sulla base di falsi giudizi, determinati dal cedimento a passioni disordinate di una volontà “ferita”, reputano cosa buona un atto che l’uso della retta ragione mostra, invece, essere contrario alla natura umana ed al bene della persona. Contrario perché non ordinato al conseguimento del fine che è la realizzazione di sé secondo le inclinazioni naturali. Come conseguire il fine dunque, ossia come realizzare sé stessi per ciò che si è? E’ fondamentale, a tale scopo, conoscere sé stessi, innanzitutto per ciò che si è per natura. Contemplare sé stessi e le altre cose esistenti, capire la causa dell’esistenza delle cose e l’ordine che le caratterizza (6). Comprendere che per conseguire il fine è indispensabile seguire una via, una strada giusta che coincide con il rispetto della natura delle cose esistenti. Questa via da percorrere è la legge naturale. Il fatto che le cose esistenti esistano indipendentemente dalla loro volontà, ma in virtù di una causa esterna e superiore ad esse; l’ordine che caratterizza l’esistente; la finalità di ciò che esiste. Sono cose queste che rimandano all’idea di un piano pensato e voluto per creare e mantenere l’esistente. Questo piano è quello che S. Agostino ed i medievali chiamavano LEX AETERNA. Il concetto di lex aeterna viene dallo stoicismo e ha precursori in filosofie più antiche: al mondo latino il concetto di una legge eterna fu trasmesso da Cicerone e da lui lo attinse S. Agostino. L’irradiazione della lex aeterna nella creatura razionale è la legge morale, quella che S. Tommaso d’Aquino ha chiamato LEX NATURALIS, perché scritta nella natura umana. Il bene comune Il bene comune è il progetto storico concreto della società civile. Esso impegna, anche se con modalità differenti, lo Stato, la società in tutte le sue articolazioni (corpi intermedi, associazioni) e tutte le singole persone. Il bene comune non è la somma dei beni individuali, così come la società non è semplicemente l’aggregazione di tutti gli individui, ma consiste in una unione. Non vi è contrasto tra bene comune e singola persona umana ma armonia; la persona si ordina al bene comune perché la società, a sua volta, è ordinata alla persona. Il bene comune si concretizza nell’insieme di quelle condizioni sociali che consentono e favoriscono, negli esseri umani, lo sviluppo integrale della loro persona. Per rendere in qualche modo tangibile il concetto di bene comune, può giovare una descrizione di alcuni elementi che, allo stato attuale, possono comporre il bene comune. Le risorse materiali ed il territorio; gli introiti globali ed il giusto salario; la diffusione della proprietà privata; la sicurezza sociale; i servizi essenziali (strade, trasporti, commercio, acqua potabile, elettricità,casa, salute, ecc.); la conservazione dell’ambiente; la rete di comunicazioni, il retto funzionamento dei mezzi di comunicazione sociale; la pubblica tranquillità e la stabilità sociale; l’armonia delle diverse classi sociali; le occasioni di svago e sano divertimento; la lingua, la cultura e le caratteristiche proprie della nazione; l’educazione lavorativa, sociale, morale e religiosa; la moralità pubblica e la disponibilità di idonee strutture per il culto e la pratica religiosa; lo sviluppo delle arti, delle lettere e delle scienze; la giustizia della legislazione; la corretta organizzazione dei poteri dello Stato; l’adempimento dei doveri civici. L’insieme di questi beni costituisce una sorta di ideale morale, difficile da conseguire integralmente ma da perseguire in ogni caso. La regalità sociale di Gesù Cristo Un ordinamento politico retto, trova il suo compimento attraverso il riconoscimento della regalità sociale di Gesù Cristo, Dio incarnato. Riconoscere la regalità sociale di Cristo, significa accettare la Sua signoria sul creato, con tutte le conseguenze che ne derivano anche per l’ordinamento politico che organizza la vita del consorzio umano. Sul piano prettamente attinente le sole cose umane, viste in una prospettiva esclusivamente temporale, il rispetto dell’ordine naturale ed il perseguimento del bene comune possono costituire l’ideale di un giusto ordinamento politico; ma la realtà umana non si esaurisce sul mero piano naturale, vi è, infatti, una dimensione soprannaturale (7) che riguarda il destino di ogni uomo e che, per ciò, non può essere ignorata. Ecco, riconoscere la regalità sociale di Cristo, vuol dire esprimere nelle leggi dello Stato queste verità (la Sua signoria sul creato ed il destino soprannaturale degli uomini) e favorire di conseguenza, e per quanto attenga le competenze dello Stato medesimo, il culto cattolico, l’azione della Chiesa e la diffusione, a livello pubblico, di costumi capaci di aiutare gli uomini a conseguire il loro fine soprannaturale. Il Magistero cattolico sulla regalità sociale di Gesù Cristo Nel dicembre del 1925, il Sommo Pontefice Papa Pio XI° istituì la festa di Cristo Re (solennità che nel calendario liturgico vigente prima del Concilio Vaticano II° coincideva con l’ultima Domenica d’ottobre, mentre nel calendario liturgico “post conciliare” è stata collocata all’ultima Domenica prima dell’Avvento) che, come recita il Messale Romano della Messa secondo il rito detto di San Pio V°, “per quanto d’istituzione recente ha le sue più profonde radici nella Scrittura, nel dogma e nella liturgia”. Ecco alcune espressioni dell’insegnamento cattolico sulla regalità anche sociale di Gesù. “Non si costituirà la città diversamente da come Dio l’ha costruita; non si edificherà la società, se la Chiesa non ne getta le basi e non ne dirige i lavori; no, la civiltà non è più da inventare, né la città nuova da costruire sulle nuvole. Essa è esistita, essa esiste; è la civiltà cristiana, è la città cattolica. Si tratta unicamente di instaurarla e di restaurarla senza sosta sui suoi fondamenti naturali e divini contro gli attacchi sempre rinascenti della malsana utopia, della rivolta e dell’empietà” (San Pio X°, Lettera agli arcivescovi e ai vescovi francesi Notre charge apostolique, 25 agosto 1910). “Tutto il genere umano è sotto la potestà di Gesù Cristo. Né v’è differenza fra gli individui e il consorzio domestico e civile, poiché gli uomini, uniti in società, non sono meno sotto la potestà di Cristo di quello che lo siano gli uomini singoli. È Lui solo la fonte della salute privata e pubblica … Non rifiutino, dunque, i capi delle nazioni di prestare pubblica testimonianza di riverenza e di obbedienza all’impero di Cristo insieme coi loro popoli, se vogliono, con l’incolumità del loro potere, l’incremento e il progresso della loro patria” (Pio XI°, Enciclica Quas primas sulla regalità di Cristo, 11 dicembre 1925). “Il dovere di rendere a Dio un culto autentico riguarda l’uomo individualmente e socialmente. È la dottrina cattolica tradizionale sul dovere morale dei singoli e delle società verso la religione e l’unica Chiesa di Cristo.” (Conc. Ecum. Vat. II° Dignitatis humanae, 1) “Evangelizzando senza posa gli uomini, la Chiesa si adopera affinché essi possano informare dello spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture della comunità in cui vivono” (Conc. Ecum. Vat. II° Apostolicam actuositatem, 13). “La Chiesa in tal modo manifesta la regalità di Cristo su tutta la creazione e in particolare sulle società” (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2105) (8). Conclusione La condotta di vita e la prassi politica che si fondano sui presupposti dottrinali oggetto del presente scritto, esigono una virile accettazione delle conseguenze che ne derivano ed una piena assunzione di responsabilità, da parte di quanti vogliano coerentemente abbracciare la causa della ricostruzione nazionale, uno stile di vita impegnativo e radicalmente diverso dalle mollezze e dalle schizofrenie che la società post moderna, nelle sue varie espressioni, ci regala quotidianamente. Marcus
Note (1) Il modernismo, condannato dal Papa San Pio X° nella Enciclica Pascendi, può essere definito come la summa di tutte le eresie. (2) Azione volta innanzitutto al dominio di sé, affinché le superiori facoltà dello spirito prevalgano sul disordine suscitato dagli impulsi provenienti dai bassifondi della psiche. (3) Descrivere l’attività di Dio utilizzando il tempo passato è cosa impropria. Per Dio pensare, volere, creare, ordinare e mantenere nell’esistenza gli enti è un atto unico, in quanto Egli è atto puro, al quale non possono essere applicate categorie quali il tempo e lo spazio. (4) Dal latino ens participio presente del verbo esse, ciò che è in atto. (5) I falsi giudizi, o giudizi errati, possono essere frutto sia dell’intelligenza sia della volontà “ferite”. Capisco che una cosa è sbagliata ma la faccio lo stesso perché cedo alla passione scatenata dai sensi, perché penso al godimento dei sensi che una certa cosa mi può procurare e, quindi, la faccio. Oppure, non riesco a comprendere che una certa cosa non è bene farla e quindi la faccio. Il grado di gravità dei due esempi è differente: nel primo caso la persona compie un atto oggettivamente sbagliato, avendone la piena consapevolezza e volendo compierlo; nel secondo caso, invece, la persona compie sempre un atto oggettivamente sbagliato ma, non avendone la piena avvertenza, la sua colpevolezza è meno grave. (6) Non è un compito troppo arduo, si tratta dello sforzo di diventare veri uomini e vere donne. In questo aiutati dalla tradizione, ossia dalla trasmissione della verità e dal patrimonio di conoscenze ed esperienze accumulato dai Padri. (7) Fatto già intuibile nel piano naturale e razionale, attraverso la contemplazione della natura umana, nella quale è riconoscibile la presenza dell’elemento spirituale: l’anima, di natura spirituale e perciò immortale. (8) Data la palese infiltrazione dell’eresia modernista negli atti e negli effetti del Concilio Vaticano II°, è necessario precisare che le citazioni sulla regalità di Cristo, tratte da documenti redatti in occasione di tale Concilio o successivamente, devono essere lette in senso tradizionale, ossia integralmente cattolico e senza alcuna contraddizione con il magistero precedente. @ www.ordinefuturo.info. E' consentita la riproduzione solo se viene citata la fonte.
Commenti (0)
Powered by !JoomlaComment 4.0 beta1
!joomlacomment 4.0 Copyright (C) 2009 Compojoom.com . All rights reserved." |
Orari nel mondo
Login
Ultimo video segnalato
You must have Flash Player installed in order to see this player.



Da troppo tempo un’interpretazione edulcorata e falsa del cattolicesimo, mortifica il contenuto della dottrina e della prassi della Chiesa. L’alterazione del cattolicesimo riguarda tutti gli ambiti che interessano l’uomo nella sua pienezza: religione, morale, cultura, politica, economia. Tutto, in vario grado, è stato intaccato dal compromesso che gli adepti del modernismo 







