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Pedagogia gay PDF Stampa E-mail
Venerdì 19 Giugno 2009 01:00
Io non so quale sia la distanza e se una distanza davvero ci sia tra il pederasta e il corruttore morale di bambini. So però che gli omosessuali organizzati che hanno ideato, pubblicato e presentato fumetti porno destinati, a loro dire, all’educazione sessuale dei più piccoli, usano le subdole tecniche di avvicinamento proprie dei pedofili.
Le usano col patrocinio del Comune, in una raggelante noncuranza collettiva, tutelati dal loro orientamento sessuale divenuto un valido lasciapassare quando non una religione sul cui altare s’è sacrificato di tutto: prima il buonsenso, poi il buongusto, quindi la decenza, in ultimo la Verità, annientata e crocefissa  per far posto alla più docile Opinione.
In principio era il carrozzone carnascialesco, il tanga di paillettes, il make up puttanesco, poi venne il tailleur grigio-Parlamento; seguirono le tendine alle finestre, le interviste mano nella mano ed un unico casto proposito: il matrimonio. Mancava , negli abbinamento proposti, la futura mater e, a voler esser pignoli, anche il pater! Quisquilie per i gay, induriti da ben altre lotte. Avrebbero fatto ricorso  alla tanto vituperata famiglia naturale quale serbatoio di figli. Era l’inizio di una battaglia rivoluzionaria: l’adozione aperta agli omosessuali (con tanto di sponsor Ikea!) ed era la prima volta che si accostava la parola bambino a quella di omosessuale.
Non ci piacque affatto!

Coloro che negli ultimi venti anni avevano vilipeso, in un crescendo tutt’altro che casuale, tradizione, famiglia e religione, non avevano però ancora osato coinvolgere nella loro ossessionata visione della sessualità, minorenni coi denti da latte.
L’inimmaginabile è accaduto pochi giorni fa a Genova dove i gay di ogni sfumatura, corrente, scuola e indirizzo hanno posto le basi per la nascita di un nuovo modello di attivista omosessuale non più dedito alla manicure pre-matrimoniale, ma all’indottrinamento pre-puberale.
La mascotte dei fumetti gay-friendly che accompagna i bambini alla scoperta del favoloso mondo del sesso libero e disinibito è un teddy bear, un orsetto di peluche che, avendone viste e subite di inenarrabili,esibisce sul paffuto sederino, la domanda “Resisti?”. Il resto altro non è che una squallida esibizione di genitali in primo piano, fantasiosi accoppiamenti, masturbazioni nient’affatto private e colloqui osceno demenziali. Nemmeno una voce critica s’è levata dalle organizzazioni gay che, per l’occasione, sono apparse compatte come testuggini romane. Il disordine psico-affettivo che regna nelle comunità gay quando non viene controllato, frenato, represso o nascosto per ragioni politiche, esplode nello sproloquio criminale.
Speriamo solo in quello! Altrove s’è fatto di peggio!

E’ già nato nei Paesi Bassi che più bassi non si può, il partito dei pedofili; ha un suo fiorente sito e volenterosi adepti anche in Danimarca. Quello dei corruttori morali, con tanto di Statuto, muove i primi passi tra i carrugi.
Ipocrita la meraviglia! La bestemmia di Genova è il frutto avvelenato, l’esito scontato, la coerente evoluzione dei fatti di una società che, esiliato il sacro, ha consacrato l’osceno, abiurato l’Innocente, s’è accanita sugli innocenti.
 Insegna Chesterton: “Il male vince sempre grazie agli uomini dabbene che trae in inganno; e in ogni età si è avuta un’alleanza disastrosa tra abnorme ingenuità e abnorme peccato”.
A Genova non è emersa solo la patologia della condizione omosessuale, ma, più infida, l’intimidita deferenza servile di una società compiacente e ammiccante, dopo anni di gay pride, di politica gay friendly,di fiction e di pubblicità  omofila.
A Genova è affiorata finalmente l’inconsistenza e la povertà della “cultura gay”, partigiana del pensiero unico e di una “sessuofilia” maniacale e assillante.

C’è nei fatti di Genova, nell’abnorme peccato di Genova, tutta la disperazione dei gay che non sta in una società ostile, in realtà vinta e “convertita”, né in una presunta discriminazione che oggi, davvero, è solo nella loro disonesta propaganda. La disperazione degli omosessuali, ne siano o no consapevoli, è nella ribellione, nel rifiuto.
La volontà di Dio che inderogabilmente segna la natura di ognuno nelle fondamenta fisiche e psicologiche del proprio essere, creandoci “maschio” e  “femmina” - solo maschio o solo femmina - impone anche a chi abbia tendenze e debolezze “particolari” di seguire comunque la via indicata dalla Provvidenza.
La turbolenza, il disordine che regna nel mondo gay, le ossessioni, gli squilibri patetici ed evidentissimi, nascono da codesta mancata accettazione, dal rifiuto, dalla riprovazione.
La loro autentica liberazione e felicità non sarà in una società diversa né nel coinvolgimento nella devianza di tutti coloro ai quali potranno arrivare.

La loro realizzazione (e la nostra) è indicata e descritta nel verso più bello del Poeta:

“…e in sua voluntate è nostra pace”

Il resto è peccato e aberrazione.
Il resto è schifo.



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